Quando ricevo un libro senza averne fatta richiesta, è già una sorpresa in sé. Ma quando il libro ricevuto in dono è anche appassionante e significativo, nel momento in cui giunge, è davvero una cosa bella. In questo post vi racconto perché credo valga la pena leggere “Epidauro. Il sogno delle dormienti” di Simona Montagnani.
L’autrice: una archeologa della ritualità femminile
Mi piace partire dall’autrice. Personalmente non conosco Simona Montagnani, perciò mi baso sulla breve nota biografica che trovo nel risguardo di copertina. La condivido qui con voi:
Nasce e vive in Toscana tra le colline del Chianti Fiorentino. Si laurea in archeologia classica presso l’Università degli Studi di Siena con una tesi sui culti femminili di Locri Epizefirii (Calabria) pubblicata nel 2008 dal Centro Interdisciplinare Ricerche e Studi delle Donne (Università di Torino). Nel corso degli anni, ha partecipato a scavi archeologici in Etruria e in Magna Grecia. I principali interessi riguardano la cultualità femminile del mondo classico e la contaminazione tra archeologia e psicologia, attraverso il mito e i suoi simboli. Si è occupata di didattica archeologica museale e scolastica collaborando con cooperative e associazioni culturali del territorio. Attualmente si dedica all’esplorazione di tematiche storico-archeologiche per mezzo della scrittura narrativa.”
Trovo sempre affascinante quando a tentare di collegare il passato con il presente siano proprio gli archeologi, che, in teoria e in pratica, lo fanno di mestiere. Fa sempre piacere scovare scrigni narrativi capaci di avvicinare il grande pubblico a temi, luoghi, ritualità del passato antico attraverso storie profondamente umane e meravigliosamente autentiche. Simona Montagnani, a mio parere, è riuscita molto bene a intrecciare un filo tra i Greci, anzi, le Greche, e noi, seguendo il sentiero della guarigione.
E come lei stessa dice, questo è il suo secondo libro. Ed è un libro speciale, come si intuisce dai ringraziamenti finali. Questo libro giaceva abbandonato in un cassetto, insieme a un grande dolore che ne accompagnava il ricordo. Poi però, con un atto di volontà e forse proprio grazie all’aiuto delle donne di cui racconterà nelle sue pagine, l’autrice compone l’opera e la consegna.
E per questo atto coraggioso la ringrazio, specie perché è stata così abile da non permettere al problema di invadere il campo della scrittura. E pochi ci riescono.

L’indice del libro
Come spesso faccio quando recensisco un libro, oltre all’autore/autrice mi piace svelare l’indice. E poco altro. Mi pare giusto farlo perché l’indice spesso sa far venire curiosità e può orientare la scelta del lettore. Deve farlo, altrimenti che ci sta a fare?
- Introduzione
- Prima Parte. Sogni di donne greche
- Ambrosia di Atene
- L’infanzia
- Lo iatrèion
- Prepararsi al matrimonio
- L’offerta a Demetra
- Dietro la porta
- L’età adulta
- L’attesa
- Phanostrate
- La cecità
- Il dubbio
- L’infanzia
- Sostrata di Fere
- L’infanzia
- La bambola
- Una lugubre iniziazione
- La vecchia della caverna
- Medea
- La morte di Atrometos
- L’età adulta
- La scuderia di cavalli
- I vermi del ventre
- L’incubo
- L’infanzia
- Arata di Sparta
- L’infanzia
- Nascere maschio!
- La morte di Nausicaa
- La caduta di Therapne
- Lo scampato annegamento
- L’età adulta
- L’idropisia
- La palestra
- L’indovino
- La partenza di Tecla
- L’infanzia
- Nicasibula di Messene
- L’infanzia
- Maschio e femmina
- Escluda e umiliata
- Nascosta
- La schiava incinta
- L’età adulta
- La sterilità
- La salita sull’Ithome
- Il sacerdote di Asclepio
- L’infanzia
- Erasippa di Kaphyai
- L’infanzia
- La colpa
- Archippe
- Il rumore
- L’alluvione delle terre
- Il mantello
- L’età adulta
- Il dolore allo stomaco e la febbre
- Il sogno e la partenza da Epidauro
- L’infanzia
- Ambrosia di Atene
- Seconda parte. Al santuario di Asclepio
- Prima del sogno
- Dopo il sogno
- Parole e immagini compagne di viaggio
- Ringraziamenti
Impaginato così, l’indice sembra più lungo del libro, che è di 164 pagine, bibliografia esclusa. In verità in questa suddivisione così netta e precisa della materia, io ci ho visto subito l’archeologa alle prese con una tesi da articolare. Mi capita con molti libri che leggo, scritti da colleghi a partire da una loro tesi. Ma questo mi rincuora: sapere che dietro al libro, per quanto breve, ci sia una profonda ricerca condotta in prima persona – senza ghostwriters – magari anche spinti da una sana passione, ecco: questo rende il libro, per me, validissimo.
Chiaro, non siamo scrittori di professione. Se fossimo stati scrittori avremmo preso altre strade, fatto altre considerazioni. Qui non si tratta di uno stile di scrittura ma di un contenuto, che merita. Noi siamo archeologi e come tali una cosa la sappiamo fare bene: cercare le fonti, sia testuali che materiali, analizzarle, desumerne i dati da assemblare in una ricostruzione storica fede degna e verosimile. E questo è già di per sé un mestiere, lungo e complesso. E mi viene naturale solidarizzare con l’autrice, in questo momento.
Poi c’è qualcuno che prova a spiccare il volo e tenta l’impresa di passare allo stadio successivo, ossia l’ambiente narrativo e divulgativo. La divulgazione qui diventa uno strumento per comunicare dati complessi, e non un passatempo da influencer. Nel libro di Simona Montagnani dedicato alle donne in cerca di una guarigione presso il dio Asclepio, apprezzerete tutta la ricerca che c’è dietro alla ricostruzione, seppur di finzione, del contesto nel quale si svolgono le vicende dei personaggi. La loro terra, la loro famiglia, la loro vita quotidiana.
Ogni parola, ogni luogo, ogni oggetto citato nel testo sono il frutto di uno studio competente e appassionato. E si capisce bene, quindi, come cinque brevi epigrafi, abbiano potuto condurre a formulare quella che archeologi e storici chiamano contestualizzazione storica, in modo molto naturale, umano. E per fortuna.

Cinque epigrafi per cinque sofferenti
L’autrice – come si dichiara nell’introduzione – ha concepito la storia a partire da cinque iscrizioni greche incise su stele presso il santuario di Asclepio a Epidauro, in Argolide, un luogo dalla fortissima valenza religioso-sacrale, al pari dei santuari oggi densamente frequentati da chi cerca sollievo al dolore, guarigione, miracolo (Međugorje o Lourdes, per esempio). Nell’Ellade ve ne erano molti e i sacerdoti usavano scrivere su lastre una memoria delle persone guarite.
Le cinque epigrafi parlano di cinque donne, di cui si dice il nome, la provenienza, il male e il sogno fatto, portatore di guarigione. Le epigrafi sono raccolte in un repertorio dedicato alle iscrizioni greche e sono a tutti gli effetti delle fonti primarie testuali provenienti da un contesto certo, il santuario di Epidauro, appunto.
L’idea narrativa dell’autrice sta nel modo in cui queste cinque brevi storie incise su pietra prendono vita. Così dichiara l’autrice :
Sebbene i fatti raccolti nelle stele non abbiano una cronologia certa, ho fatto la scelta di collocare le vicende immaginate con verosimiglianza nel corso di tutto il IV secolo a.C. Infine, ho considerato la loro malattia espressione di un conflitto interiore irrisolto dell’infanzia, ispirandomi in parte alla teoria freudiana sulle isterie di conversione (Introduzione p. 13).
Le donne di cui Simona Montagnani ricostruisce la storia sono Ambrosia di Atene, figlia di un medico e aspirante tale; Sostrata di Fere, iniziata ai riti della dea degli Inferi Hecate; Arata di Sparta, che avrebbe fatto meglio a nascere maschio; Nicasibula di Messene, vessata dalla virilità paterna; Erasippa di Kaphyai, che sconto la rabbia della nonna per la morte della madre durante il parto.
Ognuna di queste donne, di cui sappiamo il nome e la città di provenienza, sono afflitte da un male. Per cercare di curarlo sono andare a chiedere a aiuto ad Asclepio, dio della medicina, e sono guarite. Questo è il fatto positivo che bilancia la tristezza che aleggia tra le pagine: sono guarite. L’autrice si concede la possibilità di fantasticare sulle cause del loro male, mentre il processo per chiedere la guarigione è già noto grazie alle testimonianze pervenute dal passato.
Il dolore è frutto di un trauma, un trauma che, nel mondo greco, potrebbe ben essere stato indotto dalla società improntata alla gerarchia maschile, al virilismo, all’asservimento naturale della femmina. Ma del mondo femminile, oltre a questa dolorosa e inesauribile ingiustizia, trapela anche tanta saggezza, tanta umanità e lungimiranza, proprie delle donne nel loro ruolo materno.

Un approccio anacronistico? No davvero
Si potrebbe forse criticare il fatto che applicare un approccio scientifico tipicamente novecentesco alla ricostruzione delle cause del dolore nelle vicende biografiche delle donne documentate dalle epigrafi sia un passo anacronistico. Dalla lettura non si evince una forzatura eccessiva, in quanto le teorie freudiane, che bene o male tutti abbiamo orecchiato, non suonano inopportune.
E poi è una scelta lecita dell’autrice e lo dichiara lei stessa: si è intervenuti con la finzione laddove il dato mancava. E questo è più che giusto. La ricostruzione del contesto domestico, culturale e religioso, d’altronde, è credibile, circostanziata. Forse fin troppo, come talvolta l’uso di termini greci lascia pensare, rischiando di appesantire, in qualche passaggio, il flusso della narrazione.
Ma è anche vero che, proprio questo livello di dettaglio, giunge confortante e sincero, documentando come l’autrice sa perfettamente di cosa parla e sa dirlo in modo incisivo, ma anche delicato, rispettoso. E sebbene all’inizio la struttura narrativa possa risultare un po’ ostica, così dettagliata e puntigliosa, alla seconda storia si comincia a sciogliere la rigidità, alla terza storia si è capito il ritmo, alla quarta si è rapiti, alla quinta sopraggiunge la frustrazione perché è già finita.

Ispirazioni
Se la prima parte ci porta dentro alle case delle donne guarite, la seconda parte ci conduce accanto a loro nel viaggio della speranza verso il santuario di Epidauro. Le conoscenze archeologiche unite all’abilità descrittiva dell’autrice, lasciano impresse nella retina le scene di vita e speranza tra i sacri portici di Asclepio.
Si riesce perfettamente a trasportarsi lì, tra quei malati, in quell’aria densa di incensi sempre fumosi, tra degenti e parenti, assistenti e divinità. E poi emerge tutta la potenza della ritualità propria del sogno, presso il tempio del dio guaritore. Il sogno che trasferisce in una dimensione parallela in cui si aspetta un verdetto sulla propria condizione, un verdetto che si esplicita in una visione, in medicamenti e sibillini suggerimenti. Chissà quante donne, ma anche quanti uomini, avranno sognato di guarire tra quelle mura.
E che fossero migliaia le persone guarite ce lo dicono gli ex voto in terracotta trovati nell’area, pezzi di corpo affidati alla divinità, come offerta e ringraziamento per la guarigione avvenuta, e la descrizione dei sogni fatti e le cure prescritte dal dio. E le stele, come quelle che ci hanno riportati i frammenti delle cinque esistenze di cui Simona Montagnani si è fatta carico.
Al termine della lettura, ho pensato subito a due possibili sviluppi: una sceneggiatura e un fumetto per bambini e ragazzi. La scrittura dettagliata e precisa ne consentirebbe l’elaborazione e non sarebbe male provare a tradurre – in video o in scene grafiche – le storie di queste cinque ragazze, delle loro famiglie e dei valori della cultura mediterranea, ancora molto attuali, che si cerca con ogni mezzo di superare, per non restarne vittime. Ovviamente, il dolore non è una prerogativa femminile, ma va detto che la gestione del dolore e del sacrificio ha una sua connotazione femminile di innegabile peculiarità.
Lascio queste suggestioni a voi, lettrici e lettori, e all’autrice, che ringrazio ancora una volta, non solo per il dono ma per l’opportunità di immergermi in un mondo a me non (ancora) familiare e che d’ora in poi sarà parte di nuovi percorsi di studio e ricerca, archeologici, letterari, personali. Di certo, questo libro ha contribuito ad arricchire una personale riflessione sul dolore e sulla guarigione e sono certa che sarà di ispirazioni a molte e molti i tra voi.
Dove trovarlo
Lascio qui le into tecniche per acquistare il libro:
Simona Montagnani, Epidauro. Il sogno delle dormienti (link non affiliato), Robin Edizioni, 179 pagine, 16 euro
Grazie per avermi seguita fin qui e alla prossima – Valeria
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