8 pensieri su ““Fidia” a Villa Caffarelli: la mia recensione.”

  1. Sono contento di averti conosciuto e così posso seguirti nelle tue recensioni, mi viene la curiosità di vedere tutto quello che vedi tu per cogliere tutti gli aspetti che descrivi ci andrò.

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  2. Da appassionato e professionista concordo su tutto. Hai colto un problema che riguarda anche noi architetti. Improvvisazione e cifre autoreferenziali senza “cura” per quello che si sta allestendo né interesse per il pubblico a cui una “mostra” qualcosa dovrebbe mostrare! Sull’inclusione (uno dei capisaldi del codice del 2004) siamo imbarazzanti, e spesso sento colleghi minimizzare. L’accessibilità come ben dici non è solo motoria, ma visiva, uditiva e cognitiva: non ne vedo traccia in Fidia. Infine mi chiedo il senso di affidare (spero con gara) un catalogo a Erma. Una strategia commerciale demenziale. Inoltre mi sembra che i cataloghi vengano stampati quasi tutti in ritardo, tipo quello di civis civitas…, dove oltre al minicatalogo più caro della storia, avrebbe dovuto esserci un catalogone mai uscito, anche se presente nel sito Erma….In quella di Domiziano stavano facendo le foto a mostra già aperta…imbarazzante 🤣 e come dicevi con soldi pubblici.

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    1. Leggevo che c’è un finanziamento Bulgari, perché questa è l’epoca dei nuovi magnati della cultura, i fashion brands. Tuttavia, resta il fatto i soliti noti producono prodotti utili alla loro carriera ignorando totalmente il mondo dei fruitori. Come se aver fatto uscire – come si legge sui comunicati stampa – alcuni frammenti dai più importanti musei del mondo debba farci eccitare. Se non ce li raccontate, se non ci fate emozionare insieme a voi, che senso ha? Mi chiedo.

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  3. Grazie per aver sollevato il problema degli anziani e della enorme fatica di stare sempre in piedi in musei e mostre: esiste una condizione che non è quella della disabilità e della sedia a rotelle che viene completamente ignorata da tutti: musei, mostre, percorsi di città’ d’arte. Servono le “panchine”, non è difficile!

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    1. Cara Carla, grazie del messaggio. Ad ogni mostra riscontro sempre lo stesso disagio, e dire che sono una quarantenne abituata a stare in piedi tante ore. Ma per esempio, quando ero incinta, l’idea di visitare una mostra mi metteva in difficoltà proprio per la paura di non sapere dove sedermi. Mi domando, ogni singola volta, quale pubblico ideale abbiano esattamente in mente i signori e le signore che progettano gli allestimenti. L’unica risposta che mi sovviene è : persone che non hanno mai frequentato una mostra dalla parte del pubblico, non ci hanno mai portato una mamma o una nonna anziana, non sono mai state col pancione e non hanno a cuore il sentimento della comunità. Ma non voglio essere pessimista, mi piace pensare che prima o poi qualcosa cambierà, in meglio. Un caro saluto!

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