Venerdì 16 ottobre 2026 sono andata a Siena per intervenire al convegno Spring Archaeology 2026 organizzato dal gruppo di archeologi Let’s Dig Again. Ho portato il dossier sul progetto “Muri per tutti”, raccontando la storia di come è nato e come si sta rapidamente evolvendo. L’occasione è stata preziosa per incontrare vecchi colleghi, conoscerne di nuovi e, in generale, per ascoltare da loro come percepiscono la nostra community. Te lo racconto in questo post!
Perché parlare di noi a un convegno
L’idea di arrivare fino a Siena in giornata per parlare del progetto “Muri per tutti” mi è venuta nel momento in cui ho realizzato che il progetto cominciava ad avere le carte in regola per costituire “un caso” di archeologia pubblica da discutere con i colleghi.
L’intuizione è stata giusta, perché tra i relatori e tra il pubblico c’erano molti archeologi e professionisti competenti sul tema dell’archeologia pubblica, essendo loro stessi direttori o collaboratori di progetti di archeologia rivolti alle comunità. Un’occasione perfetta, quindi, per portare sul tavolo della discussione scientifica la nostra avventura in corso.
Il convegno, strutturato in tre giornate, prevedeva proprio una sessione dedicata al tema della Community Archaeology, che è quella che facciamo noi come comunità Muri per tutti, e pertanto desideravo proprio partecipare, anche per poter avere il riscontro dei colleghi operanti nel settore. A tal proposito, ho avuto la fortuna di incontrare i funzionari del Parco Archeologico di Ostia antica, quelli del Parco Archeologico del Colosseo, tutti coinvolti in progetti dedicati al dialogo con il pubblico, attraverso i vari Servizi Educativi.
C’erano anche i colleghi del progetto SITAR, che hanno spiegato come la piattaforma sia diventata uno strumento di interazione con la collettività, e non solo con gli archeologi che fanno archeologia preventiva, per la conoscenza di Roma archeologica: se non conosci il progetto, lo trovi a questo link e ti consiglio di andare a vedere la mappa di Roma, nella quale puoi far apparire e scomparire le evidenze archeologiche muovendoti su una linea del tempo.

Che cosa ho raccontato al convegno
La mia presentazione ha puntato tutto su un racconto per immagini delle nostre attività, ma ho anche inserito alcuni spunti di riflessione legati a quanto stiamo sperimentando sul campo, insieme, e a quanto stiamo capendo dalle risposte che riceviamo alle Survey che inviamo ai partecipanti dopo ogni evento e quali strade stiamo percorrendo.
Un lavoro faticoso, ma utilissimo, per costruire una base di dati concreta sulla dinamica di costruzione del nostro pubblico, e anche un modo per lavorare alla co-costruzione delle attività, che è poi l’anima dell’archeologia pubblica. Questo lavoro non lo svolgo da sola, ma grazie al prezioso aiuto del Direttivo della nostra Associazione di Promozione Sociale.

Il famoso post da cui tutto è partito e altre storie
Ho cominciato dal principio: da quel famoso post su Instagram, di cui ho già raccontato in questo post, dal quale è partito tutto. Il post sotto al quale ho per la prima volta messo per iscritto il concetto base del progetto: #muripertutti.
Quel post è stato poi affiancato dagli indovinelli “Guess the wall”, cioè indovina il muro, che sono subito piaciuti molto alla community social, che nel frattempo ha cominciato ad allargarsi, e che di tanto in tanto ripropongo. La domanda che ha giocato un ruolo fondamentale in questa storia è: può l’archeologia dell’architettura – la mia materia – essere portata fuori dalle aule universitarie? E se sì, in che modo? Ed ecco perché ho cominciato a provare a parlarne su Instagram. E a studiare le reazioni del pubblico.

Al post, e agli indovinelli, si sono poi aggiunte le Live: io mi recavo su un sito archeologico o presso un muro del quale volevo parlare e avviavo la Live su Instagram. In questo modo, pensavo, potrò raggiungere anche chi non abita a Roma ma ama l’archeologia, oppure chi non può recarsi per vari motivi all’appuntamento. Tutto avveniva sempre tramite Instagram: quindi, in sostanza, chi era spesso connesso veniva a saperlo, ma gli altri potenziali interessati?
A proposito delle Live, poi, mi fa piacere ricordare che il caso “Muri per tutti” è stato citato nel volume della professoressa di Archeologia Silvia Pallecchi Ritessere e raccontare, pubblicato nel 2023 e dedicato ad alcuni casi di studio legati alla comunicazione dell’archeologia (se ti interessa, lo trovi qui). Questa circostanza mi ha fatto capire che la cosa stava funzionando e che, a pensarci bene, non era scontato trovare una archeologa specialista in architetture stratificate che accende la telecamera in situ e te ne parla. E non mi riferisco ai divulgatori da strapazzo che parlano senza aver studiato quello che dicono. Ma questo è un altro tema.

Ma non tutti hanno i social
Dopo un po’ mi sono accorta che, per quanto l’idea fosse valida, c’era un problema legato all’uso dei social. Molte, moltissime persone non ne fanno uso, e se anche hanno un account, non scrollano ossessivamente i profili per aggiornarsi. Ecco, allora, che l’appuntamento che davo per le Live non lo coglievano in tanti.
E allora, sempre su Instagram, provo a cambiare strategia, intanto invitando le persone a partecipare. A dire il vero la domanda era arrivata dal pubblico: posso venire? Così mi si è accesa la lampadina. E ai vari appuntamenti in modalità mista, telecamera accesa e persone sul posto, sono venute persone che i social non li hanno, accompagnando coloro che i social li hanno e che avevano saputo della Live. E poi ho anche provato a coinvolgere alcuni colleghi, per fare delle Live a più voci, diciamo interdisciplinari, come si conviene alle discipline umanistiche.
Insomma, ho capito che dovevo cambiare sistema per non impedire ai potenziali interessanti di raggiungermi sul campo durante le mie sessioni di archeologia dell’architettura “on the road”. Intanto, ho capito che Facebook ha tutto un altro pubblico, e così ho cercato di coinvolgere anche quello. E poi, ho aperto questo blog, dal quale, piano piano, ho potuto raggiungere molte più persone grazie alla Newsletter. E devo dire che questo strumento è ancora tra i più efficaci, al momento. Ma non lo dico mica solo io.
@ArcheoTube e “l’università popolare”
A un certo punto, qualcuno dal pubblico mi dice che comunque YouTube è il posto migliore per farsi conoscere. Io, da totale autodidatta, ma fornita di un Mac (e del gigantesco aiuto dell’amica Valeria Villeggia), ho usato i programmi di serie per montare i miei primi esperimenti video. Grazie all’immancabile, insostituibile e prezioso aiuto degli amici Luca Canali, archeologo (@culturainpochiminuti su Instagram) e Simone Fleres, medievista (@storia_in_locanda), ho lanciato un sondaggio per scegliere il nome del canale e la community ha scelto @archeotube.
E poi, ho cominciato a sperimentare con video da casa, letture di libri di archeologia dalla mia biblioteca, tentativi di live dagli scavi archeologici, insomma: parlare di archeologia in ogni modo, con ogni mezzo possibile, per ampliare al massimo la platea degli interessati. E qui ho capito che era vero: YouTube è senza dubbio il luogo dove oggi circola maggiormente l’informazione. Chiaramente, non tutto quel che ci troviamo dentro è scientificamente controllato, ma, come oramai sanno tutti, Filippo Coarelli, Andrea Carandini e tanti altri giganti dell’archeologia sono su YouTube grazie alle registrazioni in streaming dei convegni nei quali sono intervenuti. E questo è un patrimonio inestimabile per tutta la collettività, perché finalmente l’accademia ha raggiunto, almeno su YouTube, la comunità.

Io ho capito che i miei video su YouTube sono utili a chi lavora nell’area archeologica centrale, a chi vuole imparare cose nuove, a chi la sera ama mettersi sul divano con una tisana e sentire la storia della fondazione di Roma, a chi ha difficoltà a orientarsi sul Palatino e ha bisogno di un supporto scientifico alla comprensione. E quindi, Viva YouTube!
Ti lascio qui sotto qualche video, che forse vuoi recuperare:
- una chiacchierata con Simone Fleres, sul suo canale Storia in locanda sul tema “Scavo e comunicazione, per una archeologia pubblica“: la trovi qui
- Una passeggiata “a volo d’uccello”virtuale” sul Foro Romano, che puoi ascoltare anche mentre sei sul posto: la trovi qui
- Una rapida occhiata ai Fori Imperiali: la trovi qui
- Un excursus sulla storie delle grandi famiglie della Roma imperiale: lo trovi in due video, qui il primo, qui il secondo
- La storia del Pantheon, che ho raccontato durante una conferenza divulgativa: la trovi qui
- Alcune domande cruciali sul Colosseo: supplizi e battaglie navali, le trovi qui
- E ancora sul Colosseo: le date memorabili, le trovi qui
Dai social al Format MXT per i Parchi archeologici
Un giorno, qualche anno fa, Marina Lo Blundo, responsabile scientifica dell’area archeologica dei Porti di Claudio e Traiano, mi fa: perché non facciamo MXT A PORTUS? E così è cominciata la collaborazione con il Parco Archeologico di Ostia antica, che poi si è esteso ad altre realtà. Una bella opportunità per costruire un vero format “Muri per tutti” basato sullo svolgimento di attività di archeologia dell’architettura con il pubblico che visita l’area archeologica insieme a Marina e a me.
Una nuova frontiera per il progetto, che sta andando ancora molto bene, molto avanti e che recentemente, come già avevo scritto in un precedente post, è arrivata in Europa con il Green Heritage Project: parliamo di muri e della loro interazione con la vegetazione. Ti invito, quindi, a non perdere gli aggiornamenti iscrivendoti alla Newsletter del Parco Archeologico di Ostia antica!
Anzi, ti anticipo che sabato 21 novembre a partire dalle 14 faremo MXT A PORTUS per esplorare in anteprima un nuovo settore recentemente restaurato: il Palazzo Imperiale ! Puoi prenotarti scrivendo una e-mail a pa-oant.portus@cultura.gov.it
Puoi ascoltare tutto su YouTube, appunto
Nel mio intervento ho parlato anche di tante altre cose, ho menzionato tutti i colleghi grazie ai quali abbiamo potuto avviare collaborazioni, come Storie tra i Muri, con Gabriella Massa del progetto “Roma Slow Tour”, oppure Muri e Marmi, il format ideato con Alessandro Mortera (@aloarcheo su Instagram) e insieme a Emanuele Pullano, Giacomo Presciuttini, Alessandro Caneschi e Andrea De Rubeis, tutti archeologi esperti di decorazione architettonica, e con Patrizia Tosi, geologa dell’INGV: una squadra da urlo!
Il 6 novembre 2025 abbiamo, infine, fondato una APS, una Associazione di Promozione sociale quale Ente del Terzo Settore, dietro la spinta di alcuni membri della community: un nuovo capitolo della storia del progetto, che rappresenta un grande passo avanti per la realizzazione di un vero progetto bottom-up nel quale il vero traino dell’archeologia pubblica è il pubblico stesso. E ora, quindi, ragionano come un Ente del Terzo Settore, ci stiamo aprendo a tante e nuove collaborazioni con la PA, proprio per portare la nostra community laddove l’archeologia chiama. Una sfida emozionante, che speriamo di saper cogliere appieno!
Qui trovi il sito web della nostra APS, con il programma dei prossimi eventi (in continuo aggiornamento); esiste anche un gruppo Whatsapp dove carico locandine, articoli, appuntamenti: lo trovi qui
Per quanto riguarda gli spunti di riflessione che sono emersi, ti rimando al video della sessione del convegno: la trovi sul canale YouTube Let’s Dig Again. La registrazione è completa e ti consiglio di ascoltarla tutta, perché potrai conoscere quali sono le attività e i progetti in corso dedicati al pubblico, a Ostia antica come al Colosseo.
Il mio intervento, invece, parte al minuto 07:21:00 (sì, al termine di una luuunga giornata di interventi :-))
Ti aspetto!
Ora che sai dove trovarmi, dove raggiungere la community e come fare per unirti a noi, ti saluto e ringrazio: spero di vederti presto ad uno dei nostri prossimi eventi e a presto – Valeria 🤠♥️
🤠Community
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