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Torre dei Conti a Roma: storia di un segno nel paesaggio urbano medievale, moderno e contemporaneo.

Fino al 3 novembre 2025 forse non tutti sapevano che a Roma esistesse Torre dei Conti o forse lo sapevano, ma non erano in grado di localizzarla con precisione. Dal 3 novembre 2025 il nome della Torre dei Conti è legato a una doppia tragedia. Una umana, per la morte di un operaio nel cantiere di restauro, una storica e archeologica, per la distruzione (evitabile) di un manufatto unico nel suo genere. In questo post ne riassumiamo la storia, i suoi usi e riusi, attraverso i secoli. Buona lettura e buon anno.

Il luogo: tra Foro di Nerva e Templum Pacis

La prima informazione utile su Torre dei Conti riguarda il luogo in cui sorge. Localizziamo il manufatto: oggi si chiama Largo Corrado Ricci, al tempo dei Conti che la costruirono l’area si chiamava Arcanoe, non era lontana dai Pantani, presso il Foro di Augusto ed era lambita da una strada dal nome Macelli delli Conti. La Torre era stata costruita all’angolo della piazza del Templum Pacis, il Foro dedicato da Vespasiano alla dea Pax dopo la vittoriosa Guerra Giudaica (70 d.C.) e, più precisamente, fu adagiata sopra una esedra di forma rettangolare dell’edificio flavio, a contatto con il coevo Foro Transitorio, costruito da Domiziano ma inaugurato da Nerva dopo la morte e la dannazione di quest’ultimo.

La torre dei Conti che vediamo oggi è il risultato diversi interventi e trasformazioni, alcune invasive al punto da reinventarne le forme, ma è noto che il suo nucleo primigenio risalga al IX secolo dopo Cristo e si conservi in particolare nella parte inferiore interna, detta cripta, ancora oggi sede della tomba del Presidente degli Arditi, Alessandro Parisi, fedelissimo del Duce, morto nel 1938 in un incidente stradale a 56 anni. Per volontà di Mussolini, la parte inferiore della torre, “ripulita” dai suoi inquilini nel 1932, fu destinata dopo i restauri di Antonio Munoz a camera ardente e poi sepolcro dell’ardito. Il nucleo originario è in effetti costituito dai blocchi in opera quadrata del muro di confine del Templum Pacis. Proprio la torre dei Conti ha sempre aiutato a definire con lo sguardo il confine scomparso della vasta piazza del foro dei Flavi, in un paesaggio totalmente stravolto dal passaggio dell’asse di Via dei Fori Imperiali, inaugurata nel 1934.

Ricostruzione dell’area dei Fori Imperiali. Al centro il Templi Pacis e il Foro di Nerva, dove sorgerà torre dei Conti (Da R.Meneghini in RSA 2021)
L’angolo tra il Foro di Nerva e il Templum Pacis, con l’esedra sulla quale fu costruita la Torre dei Conti (da R.Meneghini in RSA 2021)

Il quartiere della torre dei Conti nel Medioevo

Il sito nel quale sorge la Torre in epoca altomedievale costituiva un punto ancora nevralgico della vita e delle attività della pur scarsa e sparsa popolazione di Roma. La torre si trovava, infatti, nel luogo dove si assiste a un fenomeno di “ripresa della vita” testimoniata dalla comparsa di case costruite con materiali di recupero (domus solarate e domus terrinee) datate al X secolo circa, dove il “fossile guida” – come dicono gli archeologi, cioè la forma ceramica che costituisce l’asse portante della ricostruzione del contesto – è la ceramica Forum Ware. Il nome è legato al contesto principale di ritrovamento, il Foro Romano. La torre dei Conti testimonia una prima occupazione dell’area da parte della famiglia dei Conti di Segni e di Anagni, in un momento – il IX secolo – in cui un po’ in tutta la città si innalzano architetture verticali e sottili. Secondo Roberto Meneghini – archeologo funzionario della Sovrintendenza Capitolina e studioso dei Fori Imperiali – la stessa torre delle Milizie, costruita sul Quirinale presso il Foro di Traiano, sfrutta un primo nucleo strutturale alto medievale.

Dal punto di vista geologico, ricorrendo alla recentissima pianta geologica dell’area archeologica centrale redatta dal geologo Carlo Rosa, si può leggere chiaramente che la torre giace su un deposito alluvionale, così come già l’angolo del Templum Pacis lo era. L’area dei Fori Imperiali, infatti, è prevalentemente una formazione di natura alluvionale per la presenza di diversi paleoalvei, cioè letti di fiumi poi scomparsi, la cui attività ha caratterizzato fortemente la composizione del sottosuolo sul quale le strutture, nel tempo, sono state costruite.

Stralcio della carta geologica di Roma elaborata da Carlo Rosa (2023). Al centro, nell’area campita in azzurro, si riconosce il tracciato di via Cavour, con largo Corrado Ricci e, all’interno, l’ingombro quadrato di Torre dei Conti

La Torre: la costruzione dei Conti

Proviamo ora a cercare di identificare i principali interventi riconoscibili sulle strutture della Torre dei Conti, per comprendere perché oggi ci appare così e perché durante il cantiere di restauro si è staccato di netto uno dei contrafforti, lasciando una lacuna dalla forma verticale sorpredentemente perfetta. Tralasciamo qui ogni commento circa l’incidente sul cantiere, del quale si è parlato abbondantemente sulla stampa, fermo restando il nostro profondo cordoglio per quanto accaduto. Concentriamoci sulla storia edilizia del manufatto, per capire meglio che cosa, di fatto, vediamo oggi.

Torre dei Conti, lato sud, verso via Cavour (ante novembre 2025)

La costruzione è avvenuta tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo. L’impianto della torre dei Conti nelle forme di una torre del tipo “a cannocchiale” con il basamento in “opera vergata bicroma” è, secondo gli esperti, opera dei Conti, la famiglia di papa Innocenzo III (nato Lotario dei Conti di Segni, papa dal 1198 al 1216), colui che approvò, oralmente, la Regola di San Francesco di Assisi dopo il sogno in cui il santo sorreggeva la basilica del Laterano; un pontefice che aveva studiato in Francia e che a Roma inaugurò la stagione del violento e totalizzante potere baronale. La costruzione della torre dei Conti rientra infatti in un più ampio progetto di occupazione del territorio urbano, conteso con altri importanti famiglie baronali – ad esempio i Frangipane e gli Annibladi, arroccati nella zona del Colosseo – da parte della famiglia dei Conti originaria del frusinate (S.Carocci, N.Giannini 2021). Sulla datazione della prima fase costruttiva della torre monumentale a cannocchiale, non c’è totale accordo tra gli studiosi : si oscilla tra la fine del XII-inizio del XIII secolo (N.Giannini 2022), e l’inizio del XIII secolo (D.Esposito 2012).

Torre dei Conti, lato ovest, verso largo Corrado Ricci, e il cantiere archeologico (ante novembre 2025)

L’opera vergata bicroma e l’aspetto originario della torre

Secondo lo studio condotto sulle strutture murarie della torre (in particolare qui citiamo i risultati di N.Giannini 2022 e di D.Esposito 2012 e in generale i contributi in RSA 108/2012), si può riconoscere nel basamento e nel corpo della torre, specie nei lati rivolti verso via Cavour e via di Torre dei Conti, il nucleo di XIII secolo. La torre era stata ricostruita a partire dal nucleo di IX secolo ingigantendola e alzandola attraverso il modello “a cannocchiale”, costituito da tre blocchi di dimensioni decrescenti sovrapposti.

Veduta del 1495 circa con la Torre dei Conti ancora intatta (da D.Esposito 2021, fig. 7)

L’immagine della torre, antecedente ai rovinosi crolli del 1644 documentati dalle cronache, è restituita da alcune vedute di Roma del XV e XVI secolo, tanto preziose quanto documentarie dell’originario assetto architettonico dell’edificio. Fa effetto vedere la torre svettare sul tessuto urbano già medievale dell’area dei Fori, ormai sepolti. E tale struttura è quella che di fatto comincia a trasformarsi sia per cause naturali – i terremoti – sia per opera dell’uomo. Le seconde sono state devastanti tanto quanto le prime.

Riepilogando: alla torre di XIII possiamo assegnare la base in opera vergata bicroma e la struttura in mattoni di recupero del corpo inferiore, dotato di pilastri, originariamente connessi da archetti; e forse anche parte della merlatura, poi sicuramente ripristinata in età moderna. Ancora una precisazione sull’opera vergata bicroma: secondo gli studi di Sandro Carocci e Nicoletta Giannini, si tratta di una tecnica specifica dell’opera costruttiva dei Conti.

Il basamento della torre dei Conti in opera c.d. vergata a fasce bicrome, rimaneggiata durante i restauri di Antonio Munoz

Si tratta di una variante della più diffusa opera a scaglie, che però i Conti personalizzano introducendo l’alternanza di fasce bianche e nere nelle costruzioni a loro firma in tutti i loro possedimenti extra urbani (Colleferro, . Il fatto che ci sia un manufatto associato ai Conti in area urbana, a Roma, e che non sia isolato (pensiamo al complesso anonimo della Salita dei Borgia, non molto lontano dalla torre stessa) ha suggerito agli esperti l’ipotesi che sia un marchio di fabbrica, una vera e propria firma dei committenti.

Un confronto sui paramenti della torre dei Conti

A Roma, quindi, il baronato instaurato dai Conti, specie attraverso l’opera di papa Innocenzo III, si connota per l’uso di una particolare tecnica costruttiva e, vedremo fra poco, per un particolare modello architettonico, che avrebbe fatto identificare e risaltare nel paesaggio di Roma medievale la presenza e il prestigio della famiglia Conti. Un’operazione tanto affascinante quanto capillare sul territorio posto sotto il loro controllo. Al punto che ancora oggi siamo qui a parlarne. Giunti a questo punto, quanti di voi sapevano questa storia?

Il modello della torre dei Conti: un’origine francese

Di grande interesse è l’ipotesi che vede nel modello della torre dei Conti, e della omologa torre delle Milizie (che però ha una tecnica costruttiva diversa), un’origine francese. L’archeologa Nicoletta Giannini propone un affascinante paragone tra la cattedrale di Sant’Etienne d’Agde, presso Béziers, nel sud della Francia, e la torre romana: il trait d’union è proprio Innocenzo III. Così riflette Giannini:

Allo stato attuale della ricerca non è possibile fornire indicazioni precise rispetto alla provenienza di queste maestranze e i termini di penetrazione del modello architettonico di riferimento, tuttavia, senza dimenticare i rapporti diretti che Innocenzo III ebbe con la Francia, si pensi ad esempio alla sua formazione o al suo coinvolgimento nella crisi dell’ordine di Grandmond. Un tramite da non sottovalutare e da indagare si ritiene possano essere i rapporti tra Innocenzo III e gli Ospedalieri di Guy di Montpellier, anche alla luce dell’area in cui in Francia i complessi maggiormente confrontabili sono collocati (N.Giannini 2022, p. 127).

La cattedrale di Sant’Etienne d’Agde, nel sud della Francia, possibile modello della Torre dei Conti

L’ipotesi di un collegamento tra luoghi così distanti è davvero intrigante ma non deve sorprendere. I papi, specie se membri di famiglie prestigiose e facoltose, avevano agio di viaggiare per l’Europa e conoscere da vicino realtà culturali diverse e stimolanti. Il progetto politico dei Conti è straordinariamente dilagante, sistematico ed efficace e si nutre di contaminazioni culturali che superano di gran lunga i confini di Roma. Il fatto che Innocenzo III abbia voluto portare un soffio di Linguadoca nell’Urbe racconta quanto magma incandescente circolasse nel sostrato culturale della città e quanto fossero potenti i membri delle famiglie al potere nel dodicesimo secolo.

La lottizzazione del Seicento attorno alla torre dei Conti

Facendo un balzo di duecento anni, giungiamo al pieno Cinquecento, quando l’area attorno alla torre dei Conti comincia a brulicare di una vita diversa da quella lenta e sparsa trascorsa fino a quel momento. L’opera del cardinale Michele Bonelli, detto Alessandrino (perché nato a Bosco, vicino Alessandria), nipote di Pio V, aveva tagliato in due il proprio orto presso il Foro di Augusto con una strada che da lui avrebbe preso il nome: via Alessandrina, oggi in corso di demolizione nell’ambito del cantiere archeologico curato dalla Sovrintendenza Capitolina.

In uno studio analitico e appassionante, l’archeologo Pier Luigi Tucci ricostruisce il lungo e articolato processo di trasformazione di quest’area tra Cinquecento e Seicento, a partire dai documenti d’archivio. È una storia complessa e vi suggerisco di leggere il suo articolo integralmente (lo trovate nelle risorse bibliografiche in fondo all’articolo). Qui ci è utile ricordare alcuni fatti salienti per la storia della torre dei Conti, a cominciare dall’atto con il quale i fratelli Conti Carlo e Lotario, il 27 novembre 1606, concedono in enfiteusi (una specie di affitto) all’architetto aretino Carlo Lombardi il loro vasto orto, cioè la proprietà che i fratelli avevano ereditato dai propri avi e che doveva coincidere più o meno con i confini dell’antico Templum Pacis.

L’assetto dell’area dell’orto dei Conti prima della lottizzazione seicentesca (elaborazione di P.L.Tucci, da Tucci 2001, fig. 4)

Dopo un primo intervento urbanistico nell’area delle vecchie piazze forensi ormai sepolte, promosso dal cardinale alessandrino, è con l’architetto Carlo Lombardi che si assiste alla lottizzazione dell’orto dei Conti e all’assegnazione a ritmi serrati dei lotti di terreno ricavati dalla suddivisione della vasta area, precedentemente solcata da un nuovo reticolo viario. Nasce quella che i documenti definiscono una “Contea”, estesa dalla torre dei Conti fino alla Basilica di Massenzio. Il confronto tra il prima e il dopo, che possiamo apprezzare dalla rielaborazione della cartografia storica a cura di Tucci, spiega già solo visivamente l’impatto della politica urbanistica seicentesca nell’area della torre dei Conti, un tempo segno isolato e dominante del paesaggio medievale.

L’area dell’orto dei Conti dopo la lottizzazione ad opera di Carlo Lombardi nel primo decennio del Seicento (da P.L.Tucci 2001, fig. 5)

Nel 1644 un terremoto devastante causa il crollo dei due terzi superiori della torre dei Conti. Ci furono molti danni a persone, animali e cose. Da quel momento la torre assunse l’aspetto che in gran parte apprezziamo ancora oggi. Il terremoto del 1703 non sembra aver prodotto danni diretti alla torre, mentre quello avvenuto nel 1349 aveva già in parte indebolito la struttura, in modo consistente. Ma come spiega l’archeologo Roberto Meneghini il “castello dei Conti”, sopravvissuto almeno fino al XVIII secolo, e poi definitivamente sventrato dagli interventi edilizi ottocenteschi e infine dalla politica urbanistica del ventennio, è stato in parte ritrovato durante gli scavi condotti dalla Sovrintendenza Capitolina nell’area del Templum Pacis, sia nel 1998-2000, che negli scavi condotti successivamente.

Detto da un’archeologa, il terreno è il più grande archivio storico che possediamo e, immancabilmente, quel che l’edilizia forsennata ha distrutto in superficie, il terreno ci restituisce, seppur in forma di strutture di fondazione. E ritrovare quelle case del seicento, quel nucleo residenziale organizzato, ci consente di ricostruire la storia del paesaggio urbano di Roma.

La torre in proprietà Nicolini alla fine dell’Ottocento

Un’altra fase della storia della torre dei Conti che ancora oggi merita attenzione, e che è tornata in auge per via degli scavi in corso nell’area del Templum Pacis, è quella datata agli anni ottanta dell’Ottocento e che giunge fino al 1934. In questa fase, la torre diventa parte della proprietà immobiliare di Vincenzo Nicolini, che costruisce un palazzo – Palazzo Nicolini – davanti al prospetto ovest della torre, in altre parole nell’area dell’attuale Largo Corrado Ricci.

La proprietà immobiliare dei Nicolini, comprensiva del palazzo e della torre dei Conti, luglio 1934, poco prima delle demolizioni (da P.Porretta 2021, fig. 5)

Il Palazzo è documentato dalla fotografia storica fino al 1934 e si comprende che proprio in questa fase, la torre dei Conti viene forata da numerose finestre sul lato occidentale, in seguito alla trasformazione dell’immobile per usi residenziali. Le finestre e le porte costruivano i collegamenti con gli appartamenti allestiti all’interno di palazzo Nicolini e tramite ballatoi i due edifici erano in comunicazione diretta. Questo, quindi, è uno degli interventi invasivi che ha interessato il corpo residuo della torre medievale. L’osservazione delle fotografie riprodotte nel fondamentale studio dell’architetta Paola Porretta (in RSA 2021), in confronto con la cartografia storica e le vedute di inizio Ottocento, restituiscono un quadro visivo di immediata comprensione circa il destino dei muri della torre.

Torre dei Conti prima e dopo il restauro Munoz : a sinistra la torre dopo la demolizione di Palazzo Nicolini e le finestre tagliate nella parete ovest. A destra, la torre ricreata da Antonio Munoz nel 1934 (da P.Porretta 2021, fig. 23 e 24)

Le demolizioni per l’isolamento e l’invenzione di Munoz

La torre dei Conti attuale è in gran parte il risultato dei lavori di isolamento progettati da Antonio Munoz ed eseguiti nel 1934, in concomitanza con l’apertura di Via dei Fori Imperiali, un progetto curato da Corrado Ricci, al quale è stato poi intitolato il Largo ottenuto dalla demolizione di Palazzo Nicolini.

Secondo una serie di considerazioni e ipotesi progettuali, che possiamo esplorare compitamente nel contributo di Paola Porretta (in RSA 2021), la torre dei Conti deve essere isolata, per concludere la quinta scenografica che gli architetti del Ventennio volevano facesse da sfondo alla via dei Fori Imperiali. Ciò comporta la demolizione integrale di Palazzo Nicolini, che per altro inglobava i resti del muro di confine del Foro di Nerva e, a maggior ragione, doveva sparire. Le famiglie che occupavano l’immobile vennero sfollate, così come era già accaduto a tutte quelle che occupavano gli altri palazzi del quartiere Bonelliano, smantellato nella stessa circostanza per rendere visibili le piazze degli antichi fori.

Il prospetto dell’isolato antistante la torre dei Conti, prima delle demolizioni del 1934 (da P.Porretta 2021, fig. 7)
La demolizione di palazzo Nicolini nel 1934 e le strutture emergenti del Foro di Nerva (da P.Porretta 2021, fig. 9)

Demolito il palazzo e liberata la visuale sulle torre dei Conti, Antonio Munoz procede ad eseguire il restauro, secondo quella che Porretta ha definito “l’invenzione di una torre medievale”. Munoz conosceva molto bene l’architettura specie quella dei secoli del Medioevo, ciò nonostante il suo approccio creativo lo condusse ad attuare un ripristino della torre per cui alla fine sembrava più vera della vera torre dei Conti – osserva Porretta. Sul lato occidentale furono dapprima chiuse tutte le finestre aperte da Nicolini quanto c’era il palazzo davanti, e ne furono aperte di nuove, senza alcun legame né con l’edificio di XIII secolo (che per altro ne era praticamente privo), né con quello dei secoli successivi.

Una veduta di inizio ottocento e una fotografia del lato ovest della torre dei Conti, prima della reinvenzione a cura di Antonio Munoz (da P.Porretta 2021, figure 21 e 22)

È una creazione originale e nuova, alla quale si accompagna la creazione di una bassa casina in blocchetti di tufo, che Munoz inventa di sana pianta avendo trovato un nucleo edilizio all’interno delle strutture di palazzo Nicolini poi demolite. La casa è completamente isolata e priva di legami con il tessuto urbano, ma garbava agli occhi di Munoz e dei suoi colleghi, sebbene restituisse un’idea di Medioevo posticcio, priva di fondamento.

Com’era/com’è il lato nord della torre dei Conti: a destra l’invenzione della casetta medievale ad opera di Munoz, 1934 (da P.Porretta 2021, figure 11-12)

Ultimo atto

L’ultimo atto di questa storia è il disastroso crollo del contrafforte centrale del lato sud della torre, avvenuto nel novembre 2025. La cesura netta tra il contrafforte e la parete che il crollo ha prodotto ha sorpreso per la sua precisione, quasi l’elemento fosse stato tagliato di netto. Ora che in questo articolo avete letto tutti, o quasi, gli eventi che hanno interessato le membra della torre dei Conti, forse ci sarà meno sorpresa nel ripensare alla sua distruzione recente. Forse, invece, la frustrazione e la delusione per il danno procurato sarà ancora maggiore, perché la fragilità del manufatto non era un mistero.

L’immagine che ci accompagna in questi mesi è inedita, nuova. La torre è finalmente in fase di consolidamento e offre al nostro sguardo dettagli nuovi, come i sostegni di legno nelle finestre e le bendature sulla sommità. Speriamo che il cantiere si concluda presto e nel migliore dei modi e che la torre dei Conti possa riguadagnare una nuova funzione e un nuovo ruolo nella città contemporanea. Non è necessario sbarazzarci del passato, basterebbe considerarlo amichevolmente per quello che è, come un amico fedele e maturo che ci guarda crescere e ci ricorda da dove veniamo.

E anche dove stiamo andando.

Ringraziamenti

La stesura di questo articolo è stata facilitata e arricchita dalla collaborazione con molte persone. In primis Irene Chieli della casa editrice Carocci, che ha reso immediatamente disponibile il volume dedicato alla torre dei Conti edito in RSA 108/2021 e che qui citiamo in più punti.

L’archeologo Roberto Meneghini ci ha dato libero accesso a tutte le fonti iconografiche sulla torre e sul suo contesto contenute nel suo archivio personale, per agevolare il nostro studio della torre ora in corso. Un’opportunità davvero speciale!

L’archeologo Pier Luigi Tucci ci ha fornito il suo prezioso studio sull’area della torre nel Seicento e che qui alleghiamo, grazie al suo permesso.

L’archeologa Nicoletta Giannini ci ha inviato il suo importante studio sulle murature medievali e in particolare sull’opera vergata bicroma, consentendoci ci avere una visione di dettaglio e complessiva del rapporto tra i Conti e l’edilizia.

Lo storico e divulgatore Simone Fleres, nell’ultimo appuntamento “Muri per tutti” del 2025, focalizzato sulla Roma medievale e turrita, ci ha dato tanti spunti di riflessione e racconti di cronaca sulla Roma dei baroni, che nella torre dei Conti ha espresso al meglio la propria identità e la propria concezione del potere.

A tutta la community che in vario modo a partecipato alla riflessione, sia sul campo che sui social, va il più nostro grande ringraziamento, giacché senza tali e tante interazioni questo lavoro sarebbe non solo inutile ma anche poco soddisfacente.

Ci auguriamo che questo nuovo anno, che comincia oggi, sia foriero di emozionanti avventure, interessanti scoperte all’insegna dell’archeologia pubblica, partecipata e condivisa. Che sia un anno di nuovi orizzonti da raggiungere e ambite mete da esplorare, insieme!

Buon anno a tutti voi e grazie per essere qui – Valeria

Riferimenti bibliografici

N.Giannini, Tra Roma e il Lazio. Circolazione e utilizzo di tecniche edilizie e modelli architettonici tra XII e XIV secolo. Il caso della torre dei Conti e della c.d. opera Vergata, in Archeologia dell’Architettura, XXVII.2, 2022, pp. 119-128.

S.Carocci, N.Giannini, Portici, palazzi, torri e fortezze. Edilizia e famiglie aristocratiche a Roma (XII-XIV secolo), in Studia Historica Historia Medieval, 39 (1), 2021, pp. 7-44.

D.Esposito, Insediamenti baronali e complessi familiari nel medioevo a Roma: Torre dei Conti, in Ricerche di Storia dell’Arte (RSA), 108, 2021, pp. 49-53.

P.Porretta, L’invenzione di una torre medievale, in RSA, 108, 2021, pp. 61-78.

P.L. Tucci, L’area del Templum Pacis all’inizio del Seicento. Dall’orto della torre dei Conti alla “Contea”, in Archivio della Società di Storia patria, vol. 124 (2001), pp. 211-276.


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4 pensieri su “Torre dei Conti a Roma: storia di un segno nel paesaggio urbano medievale, moderno e contemporaneo.”

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