Sembrava impossibile che a Roma si potesse scavare sotto via dei Fori imperiali. Sembrava lontano il giorno in cui quei cantieri imponenti e rumorosi sarebbero stati smantellati e si sarebbe tornati a camminare lungo i marciapiedi. E invece poi quel giorno è arrivato e lo abbiamo condiviso con il primo evento di archeologia partecipata della nuova Associazione di Promozione Sociale “Muri per tutti”. In questo post vi racconto che cosa abbiamo visto e che cosa troverete alla fermata “Colosseo” della Metro C.
Appuntamento al Clivo di Acilio
Per darsi appuntamento ci è voluto un po’, perché il paesaggio di via dei Fori imperiali è mutato dopo i lavori per la Metro C. Alla fine ci siamo trovati: uscendo dalla metro B, tutto a destra, scala mobile sotto alla magnifica terrazza Cederna, presso quello che anticamente si chiamava Clivo di Acilio.

Proprio all’imbocco delle scale mobili, infatti, dietro una grande vetrata, si vedono i resti di un edificio in mattoni di età imperiale, uno di quelli che, come vedremo, guarniva il quartiere della Velia, prima che venisse sbancata in malo modo dal Governatorato fascista.
Il progetto di allestimento della stazione: un Museo in capo al Parco del Colosseo
Al momento non ci sono molti supporti bibliografici sui quali imparare la storia del cantiere della Metro C Colosseo. Per capire che cosa è stato fatto, come e perché, mi sono basata due risorse:
- l’intervento del Parco Colosseo, pronunciato in occasione del convegno internazionale ArcheoSite (il giorno 23 gennaio 2026 ore 15: qui il link al sito web), gentilmente trascritto dalla nostra Alessia D’Agostino e allegato in calce all’articolo;
- l’allestimento dello spazio espositivo aperto a tutti.

Partendo dalla fine, la stazione Metro C Colosseo è ora gestita da Atac, mentre il Museo è gestito dal Parco Colosseo, responsabile dei reperti, della pulizia delle teche, della manutenzione delle strutture e così via. I reperti che troviamo esposti, infatti, come leggerete sulle didascalie, sono proprietà del Parco e provengono da diversi monumenti ricompresi nell’area archeologica.
Si tratta, quindi, di un vero e proprio Museo, concepito per offrire un’esperienza culturale del tutto nuova sia a chi transita attraverso la stazione, sia a chi passeggia lungo via dei Fori Imperiali e decide di inoltrarsi nelle profondità della stazione della Metro C.
C’è un biglietto di accesso?
Questa domanda mi è stata posta varie volte ed è lecita, trattandosi di un Museo. Al momento, l’allestimento prevede cinque punti di interesse, che vedremo fra poco nel dettaglio. In estrema sintesi, uno si trova all’esterno ed è accessibile gratuitamente. Un secondo punto si trova all’arrivo delle scale mobili dal lato della Terrazza Cederna, anche questo ad accesso gratuito.

Per poter raggiungere gli altri punti di allestimento, occorre vidimare un biglietto Atac. Secondo le istruzioni ricevute dal personale di stazione, al quale abbiamo chiesto indicazioni per la nostra attività partecipata, per passare fisicamente i tornelli bisogna avere un titolo di accesso in corso di validità, che sia un biglietto BIT da 1euro e 50 oppure un abbonamento.
Ci è stato spiegato, infatti, che i visitatori che dovessero scendere nella stazione avendo già vidimato il biglietto precedentemente su un altro mezzo, possono usare lo stesso titolo di viaggio, purché la timbratura avvenga entro la naturale scadenza dei 100 minuti.
Breve storia dei lavori
- Per la prima volta nel 2008 è stato istituito un comitato tecnico-scientifico per stabilire qualità e modalità degli interventi di salvaguardia
- Sono stati installati oltre 30 mila sensori e rilevatori topografici per saggiare il sottosuolo
- La circostanza eccezionale ha reso necessario costruire un prontuario delle indagini archeologiche, stabilendo le procedure per documentare, rilevare e scavare le evidenze durante il cantiere della Metro. Per l’occasione è stato ideato il metodo di scavo definito “top-down” per lavorare mentre procedeva lo scavo per gli spazi della metro. Lo scavo ha raggiunto profondità fino a 30 metri, impensabili in uno scavo preventivo.
- Individuati tre contesti principali : una domus di età imperiale presso il Clivo di Acilio; 28 pozzi di età repubblicana lungo via dei Fori Imperiali; una porzione del quartiere residenziale di età repubblicana e imperiale che si estendeva ai piedi dell’Oppio in corrispondenza della piazza del Colosseo.
- Dal 2014 al 2020 la direzione scientifica è stata della Soprintendenza Speciale Archeologia Belle arti e Paesaggio; dal 2017 è del Parco Colosseo.
- Curatrici del progetto scientifico sono Alfonsina Russo ed Elisa Cella.
- La stazione è stata inaugurata il 16 dicembre 2025 dal ministro della Cultura Alessandro Giuli.
Le sezioni espositive
I punti di allestimento sono cinque e ciascuno offre una diversa categoria di manufatti e di fonti informative per poterne apprezzare la storia. Vi elenco qui di seguito i punti espositivi e poi li spiego brevemente, così se voleste tornarci o organizzarci una visita, magari può essere utile questo canovaccio:
Edificio in mattoni presso il Clivo di Acilio
- fuori, livello strada, lato Terrazza Cederna
- accesso gratuito
- c’è il bookshop
- focus: topografia e architettura

“I Fori Imperiali”
- alla discesa della prima scala mobile, lato Terrazza Cederna
- accesso gratuito
- focus: topografia dell’area dei Fori Imperiali
- strumenti:
- reperti marmorei
- cultura materiale
- multimediale sui Fori
- diorama
- fotografia storica
- video sulla storia moderna dell’area


“I pozzi”
- stesso piano del precedente ma dalla parte opposta dei tornelli
- accesso con titolo di viaggio in corso di validità
- focus: vita quotidiana sulla Velia, lo scavo dei pozzi di captazione
- strumenti:
- le fodere di 6 pezzi ricollocati nel luogo della scoperta
- ricostruzione di altri tre pozzi con reperti all’interno
- video sulla storia dei pozzi

Quale che sia l’opinione del singolo sull’allestimento, poter esplorare la stazione-museo Colosseo ci ha dato modo di riflettere su tanti aspetti del nostro passato e del nostro presente.
“La finestra sul Colosseo”
- stesso piano dei precedenti, si raggiunge salendo la scala mobile dietro ai pozzi e si cammina verso l’imbocco della metro B: si vedrà una finestra aperta sull’esterno
- accesso con titolo di viaggio in corso di validità
- focus: è il punto nel quale è stato trovato l’edificio con balneum esposto al piano inferiore.
- strumenti: nessuno

“I pozzi” (al piano -2)
- prosecuzione a quota inferiore delll’allestimento sui pozzi
- accesso con titolo di viaggio in corso di validità
- focus: ritualità antica legata ai pozzi e oggetti della vita quotidiana
- strumenti:
- video su restauro e modalità di chiusura dei pozzi nell’antichità;
- reperti e pannelli esplicativi

“Il quartiere ai piedi dell’Oppio” (al piano -2)
- di fronte ai pozzi, i resti dell’edificio 2, parte di una casa con un balneum privato
- accesso con titolo di viaggio in corso di validità
- focus: vita quotidiana ai piedi del Colle Oppio, area oggi corrispondente al giardinetto tra la fermata della Metro B e il Colosseo
- strumenti:
- edifici riposizionati
- reperti associati
- video sul ritrovamento e il restauro

Le sezioni espositive nel dettaglio
1) L’edificio in mattoni presso il Clivo di Acilio
Appena raggiunta la scala mobile con alle spalle di Tempio di Venere e Roma e a destra il Colosseo, vedrete una grande vetrata proprio sotto la Terrazza Cederna recentemente re-inaugurata. Potete accedere a questo spazio allestivo, dove troverete i resti di una porzione di un edificio residenziale (una domus?) in mattoni, di età imperiale, con scarse tracce del rivestimento parietale ad affresco.
Questo edificio rappresenta la traccia del quartiere sorto sulla Velia, che si estendeva in quest’area e che nei secoli aveva visto insediarsi i più importanti membri dell’aristocrazia senatoria romana. Della Velia si è occupato a lungo l’archeologo Domenico Palombi con i propri collaboratori e in fondo all’articolo lascio il link ad alcune letture che apriranno i vostri orizzonti sul tema.
Approfitto per ricordarvi che proprio con uno di loro, l’archeologo Andrea Grazian, abbiamo fatto tempo fa un sopralluogo alla mostra sulla archeologa e artista Maria Barosso, la quale, come vedrete alla Stazione-Museo Colosseo, è spesso rievocata in quanto autrice di alcune fra le più importanti e uniche immagini di Roma archeologica nel Ventennio.
2) I Fori Imperiali
Scendendo la scala mobile dal lato del Clivo di Acilio, ci si trova nella sezione dove si spiegano i Fori Imperiali. Una grande mappa mostra l’estensione dell’area.
Un video muto (trovata geniale) illustra l’area di via dei Fori imperiali facendo comparire e scomparire le architetture ricostruite dei cinque Fori, non in ordine cronologico, bensì topografico: da Traiano al templum Pacis dei Flavi.
Le ricostruzioni sono interessanti, sebbene glissino su alcuni aspetti fortemente dibattuti, come la localizzazione del tempio al Divo Traiano sotto Palazzo Valentini (si evita proprio l’argomento). Si nota inoltre come l’area dello scavo ai piedi di Torre dei Conti sia camuffato. Questione di competenze ? Capitolina vs Statale?
Il Foro di Cesare segue l’ipotesi del doppio ordine con copertura a doppio spiovente esito degli scavi del 2005-2008 e dello studio curato da A.Delfino del 2014, di cui vi ho parlato tanto e che trovate qui in video su YouTube.

L’allestimento prosegue con i frammenti della decorazione architettonica (capitelli, studiati fra gli altri dal nostro caro Alessandro Mortera aka Aloarcheo!) dei Fori, non sempre attribuiti a uno specifico edificio. Colpisce per dimensioni il gigantesco capitello di lesena della cella del templum Pacis, di cui sappiamo con certezza la provenienza.

Più in fondo, la base iscritta di un personaggio della Roma del V secolo, Fabius Felix Passifilus, noto per aver donato due statue presso gli Auditoria di Adriano (piazza Venezia) e per aver marcato con il proprio nome uno dei “loca” del Colosseo, cioè i posti a sedere riservati ai sentori che, nel V secolo, erano talmente pochi e ignoti da dover riservare il proprio posto per iscritto. Poco dopo, il Colosseo avrebbe chiuso i battenti per sempre.

Ad attirare l’attenzione c’è una grande testa di Medusa, recuperata negli anni 80 sul mercato antiquario ma certamente proveniente dal Tempio di Venere e Roma. La sua effige doveva sporgere da un clipeo rotondo, ma non sappiamo esattamente in quale punto dell’edificio.

Ad arricchire la narrazione, un grande schermo proietta una linea del tempo incentrata sulla storia del quartiere Bonelliano dalla sua costruzione alla fine del Cinquecento fino alle demolizioni fasciste. Il focus è sempre l’area dei Fori imperiali, raccontata però da una prospettiva differente e con strumenti diversi.
A seguire, alcuni diorama (ricostruzioni di edifici in scala), apparentemente senza didascalia, invitano a curiosare attraverso alcune fessure nella parete per scoprire luoghi in gran parte perduti: a voi saper riconoscere quali sono!
Tornando indietro, infine, reperti e fotografie intendono accennare agli scavi condotti nell’area per secoli, unica nostra fonte informativa circa la vita quotidiana che qui scorreva, in gran parte spazzata via dal tempo e dai picconi, ma anche capace di riemergere attraverso reperti particolari, come balsamari, lucerne e statuette.


E l’immancabile acquerello di Maria Barosso montato come ologramma con una foto attuale di via dei Fori imperiali, per vedere ancora una volta com’era/com’è.

3) I pozzi
Per raggiungere la prima installazione sui pozzi occorre passare il tornello.
Secondo quanto testimoniato nel discorso del Parco Colosseo sopra ricordato, l’intero allestimento, curato dal dipartimento di Architettura de La Sapienza, è incentrato sul tema del pozzo. Il pozzo che penetra nelle profondità del suolo in cerca di acqua, così come noi sprofondiamo nella stratificazione. L’idea è interessante, senza dubbio.
Il primo stop ai pozzi serve a capire come fossero fatti i pozzi e come fossero scavati e costruiti. Grazie alla loro presenza fisica, reale o rievocata, e ad un video esplicativo, da seguire tutto, si comprende come la quota di partenza dei pozzi era parecchi metri più in alto, sulla sommità della Velia.

I pozzi si scavavano in profondità per oltre trenta metri alla ricerca della falda. Una volta trovata se ne scavavano parecchi, così che servissero la comunità del quartiere e non solo. Oggi vediamo sei pozzi di cui sono stati restaurati e riposizionati i blocchi di tufo della fodera interna.
Importante e affascinante insieme: noi oggi ci muoviamo dentro lo spazio un tempo riempito dal banco naturale, dalla massa della Velia. Perciò la nostra visuale è totalmente inedita: nessuno, in passato, poteva vedere i pozzi in profondità né vederli dall’esterno. La nostra opportunità oggi è tutta contemporanea.

I pozzi erano 28. Ne vediamo sei, più tre suggeriti dalla presenza di cilindri trasparenti contenenti alcuni degli oggetti trovati dagli archeologi al loro interno. Il video sopra citato, infatti, racconta anche come si costruivano i pozzi, scavando e foderando le pareti fino a profondità spaventose. Spesso capitava che le brocche usate per captare l’acqua sfuggissero di mano o che i ganci che le assicuravano alle catene si rompessero.

Sta di fatto che gli archeologi hanno trovato preziose situle (brocche di fattura etrusca) in fondo ai pozzi, insieme a oggetti legati alla ritualità che pure animava la vita dei pozzi stessi. Su questi aspetti però l’allestimento non scende in profondità e resta un po’ sospesa la vita sacra e religiosa legata ad essi. Speriamo venga approfondita nelle sedi scientifiche.
4) La finestra sul Colosseo
Se abbiamo ben capito, nel discorso del Parco Colosseo si fa riferimento a questa finestra aperta sul Colosseo quale luogo per segnare il punto di ritrovamento dell’edificio 2, che si trova allestito al piano inferiore, teoricamente proprio sotto alla finestra.
Si parla del punto di vista degli archeologi, che quando lo scavavano vedevano il Colosseo da questa prospettiva: commovente e inaspettato.

Inaspettato perché, se non lo sapete, non ci farete caso. Lo spazio non vi invita ad alzare la testa ma a procedere in avanti. E invece no. Voi fate così: dai pozzi (punto precedente) prendete le scale mobili di fronte a voi; bypassate i binari della metro B e andate ancora avanti: presso le scale, alzate la testa e… et voilà : sua maestà il Colosseo. Sotto i vostri piedi, l’edificio 2 al piano -2 (se abbiamo capito bene).
Bello, vero?
5) I pozzi – reprise – al piano -2
A quel punto, ritornate sui vostri passi e puntate alle scale mobili che scendono al piano -2: sono quelle delimitate dalle barre color oro.
Scendete giù e mentre scendente guardatevi attorno: cercate di notare i dettagli, le cromie e di riflettere su quali pensieri e sensazioni questo allestimento vi suscita. Non c’è una risposta giusta, c’è il vostro più sincero sentimento. Aprite il cuore e accogliete : come vi risuona questa novità nel cuore di Roma?

Arrivati al piano, avete due opzioni: vi consiglio di puntare a destra verso i pozzi, per un fatto di continuità con i pozzi visti al piano di sopra. Qui l’allestimento vuole sottolineare l’aspetto archeologico : i reperti trovati dagli archeologi all’interno dei profondi invasi.
Ci sono alcuni fondi (presumiamo siano tali) dei pozzi con ricostruiti all’interno i reperti trovati: nel senso che sono stati riposizionati così come scoperti dagli archeologi. Una specie di pianta illustra la distruzione dei pozzi, come dei pulsanti illuminati che indicano quali dei 28 pozzi sono esposti. Il problema è che non c’è scritto il numero del pozzo cui i materiali in vetrina fanno riferimento: dunque non è chiarissima la storia.

Un altro punto critico riguarda la posizione stratigrafica dei reperti nei pozzi: al momento se ne fornisce una selezione – per forza – corredata di didascalie – piuttosto fitte e prive di anima – adatte forse ad un pubblico molto esperto, capace di capire al volo la forma associabile al frammento, la funzione e l’orizzonte cronologico.

Osservando il pubblico mentre esplorava l’area mi sono resa conto che il tema è fortemente attraente e taluni visitatori, decisi a leggere ogni singola riga, hanno cercato in tutti i modi di capire che cosa quelle didascalie volessero dire, pur non avendo gli strumenti per farlo.
Qui mi sono soffermata parecchio ad osservare il movimento. Di sicuro i video aiutano a capire ma non si può dire che i panelli agevolino la comprensione. Approfitto per precisare che la prima teca offre un dettaglio davvero interessante: gli archeologi hanno trovato, in un pozzo ancora in uso in età flavia, i resti di una tomba arcaica (VI aC) intercettata e poi smembrata, di un adolescente, malato e morto, quindi, per una tara congenita. Questa è una storia pazzesca, assolutamente meritevole di enfasi, eppure, purtroppo, si perde nel mucchio degli oggetti gettati nel pozzo, in momenti che non riusciamo a capire e secondo modalità genericamente definite “rituali”.

Di grande impatto e di immediata comprensione, invece, è la ricostruzione del contenuto di un pozzo – inutile che vi dica i numeri tanto non ci sono riferimenti topografici – riprodotta integralmente: un espediente che funziona se non altro per far capire come questi cocci siano stati più o meno ritrovati in corso di scavo, rispettandone la posizione reciproca.

Mancano, davvero, le sezioni con gli strati, per capire al meglio la successione, un po’ come fu fatto per Stazione San Giovanni.
6) Il quartiere ai piedi del Colle Oppio
Dalla parte opposta si trova l’ultimo punto espositivo dedicato ai resti del quartiere individuato sul versante dell’Oppio.
Questo quartiere era parecchio stratificato, infatti le quote alle quali gli edifici esposti sono stati trovati sono francamente destabilizzanti.
L’edificio 2 è quel che resta di una domus, parte di un quartiere residenziale di età repubblicana. Oggi ne vediamo due ambienti, interpretati come parte di un balneum privato, con una vasca dotata di gradini e un laconicum/sauna, e alcuni pavimenti, che dovevano rivestire altri ambienti attigui ma non più visibili.

Nella teca grande ci sono, oltre ai pavimenti, alcuni reperti trovati nel deposito di colmata usati per livellare l’aria al momento della distruzione occorsa durante l’incendio del 64 (quello detto “neroniano”).
Se volete capire l’estensione dell’edificio, la particolare dinamica del soffitto ad incannucciata dell’ambiente con gradini trovato smontato e poggiato a terra, nonché altri dettagli sul restauro, dovete guardare il video proposto su un lato dell’edificio: senza video vi manca gran parte della sua storia.

Nell’altra teca si trovano oggetti vari legati alla vita quotidiana, che però solo chi è più alto di un metro e sessanta potrà comprendere leggendo le didascalie: io non ci sono ben riuscita.
Interessante è la fistula, esatto, il tubo dell’acqua, con i nomi di Marco Aurelio e Commodo regnanti, trovata nella parte più altra della stratificazione, praticamente subito sotto il manto stradale della piazza attorno al Colosseo. Siamo, infatti, negli strati di età antonina, successivi alla costruzione del Tempio di Venere e Roma e quindi i più superficiali.

Speriamo in futuro si aggiungano piante e sezioni per illustrare la successione degli strati. Con la community abbiamo immaginato delle immagini adesive da applicare sui pannelli scuri: è solo un’idea !
Conclusioni
A fare questo giro ci abbiamo messo due ore, soffermandoci su ogni singolo pezzo, o quasi. Ci siamo presi il tempo di guardare tutti i video, proprio per sperimentare l’allestimento nel modo più completo.
In ogni caso, ne è valsa la pena.
Qui sotto trovate qualche articolo scientifico da leggere sulla Velia e su alcuni pozzi scavati e studiati nell’area del Foro di Cesare, più il discorso del Parco Colosseo, con il relativo link al canale YouTube del Parco stesso, dove è caricato e fruibile liberamente (andate al minuto 06:07:20, cioè alla sesta ora di convegno).
Grazie a tutti i partecipanti a questo primo evento promosso dalla APS MURI PER TUTTI, grazie a tutti coloro che hanno deciso di sostenere il progetto associandosi, grazie all’incredibile team che lavoro sodo per garantirci la possibilità di andare avanti.
Abbiamo messo su qualcosa di grande e di importante e questo soprattutto grazie a voi.
Alla prossima – Sepolcro degli Scipioni, 18/4/26 ore 9:30: per prenotarvi scrivete a info@muripertutti.org
~Valeria
Risorse bibliografiche
C.Di Fazio, A.Grazian, La Velia da Massenzio a Mussolini. Ideologia, politica e paesaggio urbano, “Thiasos”, 9.1, 2020
A.Defino, I riti del costruire nel Foro di Cesare, in H.Di Giuseppe, M.Serlorenzi, I riti del costruire nelle acque violate, atti del convegno, Roma 2010 – in arrivo
Intervento al convegno ArcheoSite: Prossima fermata: museo. L’allestimento della nuova fermata Colosseo – Fori Imperiali della Metro C, di Alfonsina Russo, Capo Dipartimento del DiVA; Elisa Cella, Valentina Mastrodonato, Angelica Pujia, Parco archeologico del Colosseo; Federica Rinaldi, Direttore Museo Nazionale Romano, ideatori e curatori del progetto scientifico.
Qui il video dell’intervento (al minuto 06:07:20 circa)
Qui la trascrizione (grazie alla socia Alessia!)
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Magnifico racconto di una magnifica visita condotta con passione e con la sapienza che viene dalla vera conoscenza e che rende accessibili temi estremamente complessi. Bravissima Valeria! E grazie ad Alessia per la trascrizione!
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