Quando “Ancient Aquinum” chiama 🟣

Venerdì 5 luglio 2024, la Community del progetto di archeologia pubblica “Muri per tutti” si è riunita ad Aquinum per visitare gli scavi archeologici in corso, diretti dal professor Giuseppe Ceraudo dell’Università del Salento, nell’ambito del progetto di ricerca noto sui social come “Ancient Aquinum”.
Come saprete già, se frequentate i miei canali, di solito io lancio via web un progetto, una destinazione, una attività legata all’archeologia. Voi di solito rispondete partecipando di persona sul campo, oppure seguendomi in diretta da casa, o tramite gli aggiornamenti estemporanei che vi propongo nelle stories di Instagram.
E proprio mentre pubblicavo uno dei tanti aggiornamenti del calendario delle tappe di questo nostro percorso condiviso, il prof. Ceraudo lanciava la domanda: perché non venite anche ad Aquinum?
Spettacolare! Si va.
L’importante è crederci🟣

Da quando ho cominciato a costruire questo progetto, mattone dopo mattone, post dopo post, storia dopo storia, insieme a voi, mi sono ripetuta questo mantra ogni singolo giorno. E lo confermo: l’importante è crederci.
Nel momento in cui arrivava l’invito ufficiale via Instagram (più ufficiale di così) dal prof. Ceraudo, immediatamente ci siamo organizzati. Io ho lanciato una data, concordandola ovviamente con la squadra di Aquinum, e ve l’ho lanciata. E voi avete risposto e vi siete anche organizzati con passaggi in auto per raggiungere la destinazione, che questa volta non era proprio dietro l’angolo.
Poi, il progetto Aquinum, grazie al sapiente battage gestito via social dalla mitica collega Giovina Caldarola (esatto, proprio colei che, insieme a Stefania Berutti, mi ha intervistata per il Podcast di archeologia FAN, trovate qui il link alla puntata), ha ribattuto costantemente la notizia nell’arco di una settimana, richiamando l’attenzione di nuovi seguaci attirati dall’idea di visitare il sito, che ancora non erano passati dai canali Muri per tutti.
Risultato : un gruppetto di dieci persone, provenienti un po’ da Roma, un po’ da Castrocielo e dintorni, si è dato appuntamento alle 11 all’ingresso degli scavi di Aquinum .
Alla fine, è successo per davvero. “Muri per tutti” ha avvicinato nuovi curiosi all’archeologia e ha lasciato nuove tracce nel loro quotidiano.
La fortuna di essere archeologi🟣

Non tutti saranno d’accordo con questa affermazione, ma vi assicuro che è immensa la fortuna di essere archeologi, perfino in un paese come l’Italia, dove l’archeologia è spesso trattata alla stregua di una telenovela e gli archeologi se la passano mediamente male nel mondo del lavoro.
È maledettamente dura essere archeologi in Italia, voglio che lo sappiate.
Tuttavia, essere archeologi è comunque, sempre, una gran fortuna. Il perché è semplice: studiare attraverso la lente dell’archeologia il mondo passato e il presente, regala una visione dei fenomeni e delle situazioni di rara profondità. E poi, se non riesci a sfondare o ad accedere alla posizione che desideravi, ti ritrovi ad avere comunque molte idee in testa e quelle idee si trasformano in risorse. E spesso in piani B C D.
E in nuove opportunità professionali.
Insomma, l’archeologia vale sempre la pena.
Ad Aquinum, abbiamo avuto la fortuna di conoscere la storia del sito, degli scavi, la valorizzazione in atto e il lento processo di indagine analitica, grazie alla guida e alle parole dell’archeologo che da 15 anni conduce il progetto di ricerca sull’antica colonia romana.
La generosità e l’accoglienza che Giuseppe Ceraudo e la sua squadra ci hanno riservato ci ha letteralmente commossi. Io stessa ho conosciuto il prof. di persona il giorno dell’evento. Sì, di nome ovviamente mi era noto per libri e partecipazioni a convegni scientifici, ma conoscerlo attraverso “Muri per tutti” e insieme alla Community è stato ancora più speciale.
Non so descrivere la sensazione che ho provato, ma so per certo che ha pervaso tutto il gruppo. Un gruppo nel quale ho ritrovato vecchi amici, follower della prima ora, ho stretto nuove conoscenze con colleghe di altre università e con professionisti e residenti dell’area di Castrocielo.
Bingo.
Per le strade di Aquinum🟣

Dopo un inquadramento dell’area e una breve storia delle indagini, dei risultati e dei metodi utilizzati per affrontare e dominare la conoscenza del sito archeologico, il prof. Ceraudo ci ha condotti per il reticolo di strade di Aquinum, alla scoperta delle sue meraviglie.
Aquinum, città dell’acqua, è una colonia romana fondata in età cesariano-augustea, che ha vissuto il proprio momento di gloria tra la fine del I secolo aC e il II secolo, per poi cominciare lentamente a decadere fino a morire intorno al IV-V secolo. Una dinamica comune a tante colonie di fondazione romana, nelle quali la vita a un certo punto si ferma, complice anche la nascita di altri centri di attrazione nelle vicinanze.
E come diceva una canzone, là dove c’era l’erba ora c’è una città. Quindici anni or sono si dava il primo colpo di piccone in un campo arato, e con la costanza e la determinazione, di cui gli archeologi sono solitamente dotati, sono stati portati in luce un grandioso impianto termale, quasi totalmente valorizzato e reso fruibile; una porzione dell’abitato costituito da ricche e vaste domus, ora in gran parte ricoperte dopo gli scavi; un teatro, già visibile sotto una rigogliosa vegetazione, successivamente rimossa, e proprio in queste settimane oggetto di scavi archeologici.
E poi varie strutture pubbliche tipicamente romane a guarnizione dello spazio del foro, di cui se ne può vedere una minima parte, dal momento che il resto dello spazio pubblico giace sotto l’abitato sparso, sorto, in tempi moderni, lungo la via Latina.
Le terme di Aquinum 🟣

Le terme sono l’edificio più memorabile del sito. Naturalmente non è una gara, ma confesso che vederle dal vivo mi ha impressionata. Il tema mi è molto caro per i miei trascorsi ostiensi (recentemente su Instagram vi ho raccontato il libro che ho co-scritto sulle Terme del Nuotatore di Ostia antica) e ricordavo le terme di Aquinum da vari convegni e articoli.
Ma vederle dal vivo, camminare per le sale termali, vedere da vicino le strutture e le varie soluzioni architettoniche è stato indimenticabile.
L’impianto è grandioso: una grande palestra offriva un ampio spazio per gli esercizi ginnici. Alle spalle, si snodano il grande settore maschile e il più piccolo settore femminile. L’edificio, quindi, era di quelli pensati per una frequentazione parallela di uomini e donne: ne abbiamo notizie da altre città (e qui possiamo dirlo senza gridare al click facile) come Pompei ed Ercolano. Spettacolare!

Il settore identificato come maschile – per motivi dimensionali, ma è un’ipotesi di lavoro – conserva un vasto frigidario con vasca, una latrina piuttosto grande e in parte ricostruita con i pezzi trovati in situ. Sul pavimento a mosaico, a tessere nere con fiori bianchi, campeggia un’epigrafe in tabula ansata, nella quale il duoviro quinquennale (uno dei due funzionari responsabili dell’amministrazione della città), Marcus Veccius, ci informa del fatto che ha pagato di tasca propria la costruzione del balneum (interessante scelta lessicale) e delle sue decorazioni.
La costruzione dell’impianto avveniva sotto l’amministrazione di Augusto. Il signor Marcus, con questa intrapresa edilizia, voleva guadagnarsi la stima dei concittadini e farsi bello tra i colleghi. Possiamo presumere, infatti, che l’impianto termale, oltre a essere il simbolo del processo di colonizzazione delle realtà locali, rappresentava una delle più geniali trovate augustee: dotare di uno o più impianti termali pubblici Roma, in primis (ricordate le terme di Agrippa in Campo Marzio?), e, a cascata, tutte le altre località conquistate. Acqua, grandi spazi comuni accessibili a poco prezzo, architetture maestose e infrastrutture efficienti, per i cittadini: questo era il potere di Roma e tutti, pure i contadini della via Latina, dovevano “impararlo”.
Dal settore freddo si passa a quello tiepido, poi a quello caldo con vasche, dove, purtroppo, il livello di conservazione si limita tendenzialmente al piano ipocausto, per poi tornare al frigidario e tuffarsi nella vasca fredda. Il percorso si definisce tecnicamente “assiale retrogrado”.
Una grande latrina doveva servire più di 20 persone contemporaneamente, le quali, per ingannare il tempo, in età adrianea ammiravano un licenzioso mosaico nel quale un uomo e una donna si accoppiano su una piroga, mentre alle loro spalle un pigmeo in armi è intento a domare un famelico coccodrillo.


Negli edifici termali paralleli, il bello è che gli impianti di riscaldamento sono contigui, per una logica costruttiva e pratica. E così, il settore interpretato come femminile offre altrettanti comfort, ma in posizione speculare e, come quasi sempre accade, in dimensioni leggermente inferiori. E anche da questa parte c’era la latrina, un po’ più piccina e aperta sul fronte della strada.
Precisiamolo: per tradizione si tende ad associare le minori dimensioni del settore termale all’uso femminile, ma con un punto interrogativo.
Il dettaglio divertente è che il mosaico del frigidarium femminile ha i colori invertiti rispetto all’altro e su di esso campeggia un’iscrizione quasi gemella, decorata da un’edera, divenuta poi io simbolo dell’intero progetto.

E la leggenda vuole che fu proprio da questo mosaico che cominciarono le indagini…
Insomma: le terme di Marcus Veccius ad Aquinum sono un edificio spettacolare, che offre ancora tanti spunti di riflessione nella sua specificità architettonica. E ricordatevi questo fatto: non esistono due terme uguali nel mondo romano, neppure a parità di modello architettonico di riferimento!
Il teatro ‘storto’ di Aquinum 🟣

Inutile specificare che quel che sto scrivendo qui per voi è una super sintesi, un pò personalizzata, di quanto abbiamo ascoltato dalle parole del prof. Ceraudo.
Durante il nostro percorso alla scoperta di Aquinum, abbiamo avuto la fortuna di visitare gli scavi al teatro, ammirandone le possenti strutture e imparando che è un edificio particolare e complicato.
Sulla carta è un teatro degli anni 40 aC (per calarvelo nella cronologia augustea, viene dopo Filippi e prima di Azio), e non sembra rispondere ad un disegno geometrico simmetrico. Ci sono degli aggiustamenti dovuti, a quanto pare, al precedente assetto dell’area (già tardo repubblicano), alla viabilità principale (la via Latina) e ad altre ragioni che, speriamo, lo scavo archeologico aiuterà a chiarire.
Due cose mi hanno affascinata del teatro: i suoi reticolati a tratti perfetti e a tratti approssimativi, direttamente proporzionali alla grandezza delle tessere (spesso davvero MOLTO grandi, a occhio credo anche 10 cm di lato); e quello strato costituito da schegge di pietra, tipicamente tardo e tipicamente informativo, in quanto documenterebbe l’attività di spoliazione dell’edificio sigillando, si spera, gli strati relativi alla costruzione originaria. Ricordo di averne scavati di simili sulle piazze smantellate dei fori imperiali a Roma…
Ma quei reticolati…che meraviglia ! Abbiamo osservato, tra l’altro, che i setti radiali nel punto in cui erano localizzate le rampe per salire agli spalti, sono costruiti meglio che altrove. Le stesse scale sono allestite su setti murari ammorsati alla perfezione, tramite blocchi squadrati posti, a filari alternati, di testa e di taglio.

A me, vedere quei muri, ha fatto pensare a tante squadre al lavoro, generazioni di muratori che sapevano fare il reticolato un po’ all’antica e un po’ alla moderna; ma forse si trattava ‘semplicemente’ di assecondare la forma e le dimensioni assai variabili delle tessere (già, chi le aveva tagliate così diverse e perché). Forse il tempo era poco. Nei giorni successivi alla visita mi è venuto in mente che mi sarei divertita a mappare l’andamento dei filari per comprenderne la possibile logica.

E dunque attendiamo i risultati delle indagini per sapere cosa sia successo in quel cantiere !
Una t-shirt e una promessa 🟣
Al termine della passeggiata, abbiamo pranzato tutti insieme agli scavi, scambiandoci pensieri e riflessioni e stringendo un po’ più di confidenza.
Io ho avuto in dono la favolosa t-shirt del progetto Aquinum nel magnifico colore Blu Diva, che avevo votato sui social e infatti è stato ancor più bello riceverla!

La promessa che ci siamo fatti è di tornare, anche individualmente, ad Aquinum in occasione degli Open Day, per seguire gli aggiornamenti. E con l’occasione, di promuovere la scoperta di Aquinum, che è un sito piccolo ma molto promettente e che vale senz’altro la pena di includere tra le proprie destinazioni culturali, specialmente perché è oggetto di indagini archeologiche da tempo e lo sarà ancora per molti anni.
Perché non esiste solo Pompei, per quanto sia un posto magnifico. Esistono molti altri siti archeologici capaci di insegnarci molto sulla civiltà romana e sulla trasformazione dei luoghi attraverso i secoli.
Grazie🟣
Voglio porgere qui un ringraziamento speciale a Giuseppe Ceraudo, per avermi invitata a visitare lo scavo con la Community e per aver aderito al progetto, indossando la spilletta 😍
Un vigoroso Grazie va a tutta La Community e specialmente ai presenti: Fabiola, Alessia, Stefania, Renato, Marco, Lucia, Elisa, Ale e Livia,

A tutti voi che mi leggete, dico grazie per il tempo dedicato a questo articolo e per il costante supporto. Essere qui è un piacere e un onore, portare nelle vostre vite l’archeologia dell’architettura e l’aggiornamento sulle scoperte è una missione.
Grazie per la vostra generosità, che manifestate costantemente attraverso le vostre donazioni a sostegno del mio progetto. Ci aspettano ancora molti muri e tante storie da condividere.
Alla prossima,
Valeria
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Gentilissima Valeria ho letto con grande interesse il tuo articolo e come sempre è particolareggiato ed esaustivo come sempre,come in presenza,hai sottolineato che sarà possibile visitare questo splendido sito quanto prima e naturalmente vorremmo essere partecipi. Ti auguriamo ogni bene e naturalmente anche buone vacanze,a risentirci presto.Antonio e Silvana Basilica
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Caro Antonio, ora che ho stretto contatto con il gruppo di Aquinum, faremo il possibile per tornarci insieme. Grazie delle tue parole e un forte abbraccio a voi 💜
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