In queste ultime settimane ho ricevuto alcune vostre segnalazioni spontanee rispetto alla frequentazione dell’area archeologica centrale. Notizie apparentemente sparse sono poi diventate molte e ne è nata una riflessione, che condivido con voi qui in questo post.
Essere turisti a Roma
Le segnalazioni che ho ricevuto riguardano le vostre esperienze dirette con l’archeologia, o meglio, con tutto il mondo che ruota attorno alla fruizione dell’archeologia.
“Patrimonio culturale bene comune”, “archeologia pubblica”, “accessibilità della cultura”: così si dice in giro, ma sarà vero? Andando un po’ più a fondo, le segnalazioni di modifiche dei percorsi interni a un monumento, o la rimozione dei reperti senza avere a cuore il pubblico che li aveva sempre visti e usati per la didattica sono diventate vere e proprio e storie di mancato rispetto dei fruitori.
Possibile che nell’accedere a un sito archeologico accada di essere trattati con insolenza dal personale di accoglienza ? Oppure accusati di non essere abilitati a parlare con quattro amici americani in visita da parte del personale di custodia?
Queste e altre storie sono arrivate a “Muri per tutti” ed è venuto spontaneo parlarne con i diretti interessati, estendendo il discorso a colleghi e amici, direttamente o indirettamente coinvolti.
E sembra proprio che, oltre a essere disumanizzati come umanisti, molti esperti e professionisti, insieme ai visitatori fidelizzati, e specialmente gli occasionali non inquadrati in un gruppo, siano stati in diverse occasioni offesi, redarguiti, quando non verbalmente apostrofati, dal personale che gestisce le aree archeologiche.
A questo punto ci domandiamo: perché deve essere una sofferenza l’archeologia a Roma, quando non si parla d’altro che di well-being nel dibattito scientifico? Certo, il tema è importante, specie per le categorie protette, ma non ci illudiamo che del resto dei turisti si possa fare carne da macello.
E a Roma frequentare i monumenti della città, specie se si è residenti, è già da tempo difficile, ma ultimamente è sempre più complicato.
La missione di una Community
In questi anni di stretta collaborazione con tutti voi membri della Community è emerso con chiarezza un dato di fatto: la conoscenza condivisa produce consapevolezza.
E ciò è tanto più vero quanto più sperimentiamo, insieme o separatamente, l’importanza di frequentare monumenti musei e parchi per approfondire la nostra preparazione o anche semplicemente perché ci fa stare bene.
E così siamo cresciuti Community, ci sentiamo ogni giorno e ci diciamo che cosa sta funzionando e che cosa si potrebbe migliorare. E questo è senz’altro un grande traguardo per questo progetto !
Tuttavia, manca un passaggio: rivolgere alle istituzioni le domande che, per ora, poniamo a noi stessi e al gruppo. Ed è per questo che ho creduto giusto e necessario invitarvi in maniera ufficiale, attraverso il blog, a informarmi delle vostre esperienze nella frequentazione dell’area archeologica centrale.
È evidente – specialmente dopo gli ultimi fatti relativi alla gestione del Colosseo e che trovate nell’articolo che potete leggere qui – che il riscontro del pubblico, specie quando critico, sia un problema più che una risorsa per migliorare quel che non funziona.
Ma se una Community come la nostra un senso dovrebbe avere forse è proprio questo : aiutare a migliorare le cose, per tutti. Ecco perché vi invito a valutare la possibilità di inviarmi eventuali vostre esperienze di disagio, dai problemi alla biglietteria nel riconoscimento dei titoli di gratuità o riduzione, esercizio di controlli non previsti o con modalità irregolari, mancata segnalazione preventiva di chiusura di aree o spazi espositivi, variazioni non previste nei diritti riconosciuti ai titolari di membership card, difficoltà nell’acquisito online di biglietti o nella prenotazione di eventi e così via.
Raccogliere esperienze per costruire un dialogo
Potrebbe essere utile, quindi, costruire un quadro di esperienze che, sottoposte a opportuna verifica, sotto tutti i profili rilevanti, da parte del team di esperti – che nel frattempo si è formato – diventino nodi critici da sottoporre alle Istituzioni anche, eventualmente, attraverso lo strumento della lettera aperta, la cui stesura nascerebbe proprio dall’esperienza diretta della Community.
Quel che traspare quotidianamente è il mancato dialogo con i ricettori dei regolamenti, dei decaloghi di comportamento e delle istruzioni per muoversi. Il risultato è fin troppo facile da dedurre.
Dove rivolgervi
Scrivete, quindi, all’indirizzo e-mail muripertutti@gmail com riportando in dettaglio i fatti, sapendo che potrete contare sul rispetto della vostra privacy e che valuteremo, entro il più breve tempo possibile, le iniziative da pianificare rispetto ai fatti riscontrati.
E speriamo che questo impegno produca buoni e utili risultati.
A presto, Valeria
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