Un fine settimana a Sperlonga regala scorci mozzafiato e gioie archeologiche per gli occhi e il cuore. In questo post vi racconto il mio itinerario culturale alla scoperta del borgo medievale e della spiaggia dominata dalla villa romana di Tiberio.
A due ore da Roma.

Se va bene che non c’è traffico, in due ore si arriva al borgo di Sperlonga, in provincia di Latina. Siamo in territorio costiero, direzione Campania, a mezz’ora da Gaeta. Siamo in territorio omerico, dove ricorrono a ogni angolo memorie letterarie dei poemi omerici, in particolare l’Odissea.
Se avete la fortuna di visitare Sperlonga in bassa stagione, in un giorno di sole e di temperature miti, allora ne godrete l’anima più pura, senza il clamore dell’overturismo (sembra una piccola Capri) e senza il chiasso e il frastuono del tutto esaurito.
Andare a Sperlonga vi darà ossigeno, vi illuminerà di una nuova luce, vi incanterà per i paesaggi ancora autentici e per quel particolare connubio tra natura e storia.
L’unico aspetto che mi ha deluso di Sperlonga è il cibo: esageratamente costoso, pur in bassa stagione, e non particolarmente buono. Nel borgo, però, c’è un vecchio alimentari che provvede brillantemente a ogni necessità gastronomica.
Ah, una nota particolarmente dolente è il parcheggio. Il costo si aggira attorno a 15 euro al giorno, è tutto striscia blu. Se siete ospiti di strutture ricettive in loco, è probabile che vi offriranno una soluzione.
Il borgo: un tuffo nel Medioevo.

Entrando in paese e raggiungendo la centrale Piazza Libertà, si ha subito un forte impatto con la fase medievale. Nonostante i locali moderni, gli ombrelloni, le modifiche di epoca recente, l’affastellamento di vecchie torri con finestre piccole e allineate richiamerà il vostro sguardo.
Il paese è scialbato, le facciate sono tutte, giustamente, coperte da uno spesso strato di calce bianca perché questo protegge le murature dagli agenti atmosferici e specialmente dagli schiaffi salati che giungono dal mare.
Un accorgimento che si è invece perso in altri borghi, dove impera, tragicamente, la facciata in pietra, spesso anche solo a mo’ di “finestra” sotto all’ intonaco. In sostanza, è come mettere a nudo un corpo: alla lunga, si ammala.

La sola cosa da fare è dirigersi per una delle scale che scendono a mare, e che, in realtà, girano attorno e all’interno del borgo. Ad ogni angolo vi coglierà di sorpresa un profferlo, la tipica scala esterna di origine medievale, sorretta da archetti su mensole. In pratica nasce spesso in legno, addossata alla facciata verticale della casa torre. Qui a Sperlonga sono in muratura e svolgono la stessa funzione: fornire un accesso esterno.
Nei vicoli, angusti e spesso ripidi, si incappa spesso in archetti di contrasto: sono quegli archetti brevi che si innestano su facciate parallele, spesso in edifici di una certa altezza. La loro funzione è aiutare la stabilità delle facciate. La regina di questi archetti è Venezia.

Un altro dettaglio medievale che non vi sfuggirà e la presenza di solai di legno, spesso a vista e altrettanto di frequente posti a copertura di bassi passaggi. È il tipico modo di guadagnare spazio in verticale, ma anche espandendosi in larghezza quando la situazione di affastellamento strutturale lo consente.
Ulteriore conferma dell’impostazione medievale del borgo è la miriade di occhietti che ti osservano: sono le finestrelle quadrangolari delle vecchie torri medievali, impossibili da slargare e quindi eccole lì che ti guardano sornione. Nelle case restaurate o costruite nel XVI e XVII secolo, naturalmente la dimensione delle finestre aumenta e diventano rettangolari e belle grandi.
Camminando per i vicoli, poi, noterete la presenza di piccole aree quadrangolari, una sorta di “campi” senesi, anche questi eredita medievale. Si tratta di spazi detti “orti” a Sperlonga, come attestano i nomi delle stradine, e la loro funzione era quella di servire da chiostri tra le alte torri, talvolta convertiti in area coltivata.

E poi, il mare.

In tutto ciò, c’è un elemento che richiama costantemente l’attenzione e cattura lo sguardo a ogni passo: il mare. Il mare è ovunque. E dal momento che il borgo è costruito su una falesia, lo vedrete sempre e comunque, da ogni punto, come ad abbracciarvi.
Il mare è forse la ragione per cui Tiberio, a suo tempo, decise di convertire in magnifica villa marittima la proprietà di famiglia.
E il mare è la ragione per cui il borgo medievale si arrocca sull’altura calcarea e si dota di torri e di una cinta muraria difensiva.

Il mare è anche la principale attrazione, oggi. E sembra essere anche parte del sostentamento economico di questa piccola località: a detta dei locals, infatti, oltre al parcheggio auto decisamente oneroso, anche il cibo, come ho detto prima, è costoso. E questo perché altrimenti il borgo non avrebbe vita economica, essendo, in realtà, la Grotta di Tiberio la vera attrazione, alla quale però ci si ferma preferibilmente di passaggio lungo la via verso la più grande e rinomata Gaeta.
La Grotta di Tiberio, con villa.

In questo post voglio darvi soprattutto delle dritte, dei suggerimenti di visita. Il mio consiglio spassionato però è di andare, assolutamente, a visitare sia il borgo di Sperlonga, che la villa romana.
Partiamo dalle info tecniche. Dal punto di vista della gestione e tutela, la Grotta fa parte del complesso della Villa di Tiberio, sottoposta al controllo della Direzione Regionale Musei del Lazio (qui il sito web).
La scoperta di questo edificio spettacolare è avvenuta nel più classico dei modi italiani: facendo i lavori stradali. Era il 1957 e allargando la via Flacca fu individuata questa struttura residenziale che fu subito associata al nome di Tiberio (rinfreschiamo: è il successore di Augusto, è il figlio di primo letto di Livia, è il secondo imperatore di Roma dal 14 al 37 dC).
Il Museo Archeologico Nazionale Villa di Tiberio-Sperlonga (questo il nome completo) comprende uno spazio espositivo coperto, nel quale sono conservate le sculture trovate nell’area della villa insieme ad altri reperti relativi alla cultura materiale. Un percorso strutturato per tappe racconta la vita nella villa attraverso gli oggetti.
Dal Museo, poi, parte un percorso esterno nel Parco, che conduce alla villa romana e alla sua spettacolare dependance ricavata in una grotta naturale.
Il tutto affacciato sul mare.
Ora, il mio suggerimento è di visitare prima il Museo, perché solo lì troverete una pianta decente dell’edificio e la spiegazione, seppur sommaria, degli ambienti e delle funzioni, nel tempo (i pannelli nel Parco sono obsoleti e crepati e si leggono male). E sempre in Museo potete guardare da vicino le favolose sculture legate al ciclo omerico.
Ma andiamo per gradi.
Per quanto riguarda la villa, in estrema sintesi il nucleo architettonico primitivo si data alla tarda repubblica (II-I secolo a.C.) e forse apparteneva a un impianto produttivo.
Il mio sopralluogo ha individuato i muri in opera incerta, i più antichi, associati a pavimenti in cocciopesto, (una miscela cementizia idrorepellente, tipica degli ambienti produttivi e di servizio), nel settore compreso tra la grande area rettangolare centrale e la costa.

La proprietà è nelle mani della famiglia Claudia, quella di Livia, e dunque Tiberio la eredita apportando alcune modifiche (14-37 d.C.). A questa fase si associano i muri in reticolato con ammorsature in blocchetti rettangolari, di origine augustea. I pannelli non spiegano granché, vi sto dicendo quello che potuto leggere nei muri. Un’area rettangolare scoperta delimitata da un portico, si arricchisce di ambienti, che delineano settori con funzioni diverse, residenziali ma anche produttive.

Si osservano, poi, numerosi interventi successivi, sia in mista di reticolato e laterizi (presumo dei secoli centrali dell’età imperiale), sia mista tarda, con elementi di reimpiego della fase “d’oro”. Qui, ci guidano le colonnine in mattoni messe di traverso a fare un muro divisorio, oppure fondi di anfora e coperchi a fare da paramento.


Ma a farla da padrona è la grotta. In sostanza, una enorme e scenografica sala da pranzo. Una sala per banchetti adatta alla stagione calda, ambientata al fresco di un anfratto naturale, opportunamente scavato, internamente, per permettere l’allestimento di ambienti di servizio, stanzette da letto, e per mettere in scena il più spettacolare repertorio scultoreo restituitoci da una dimora
privata.

E qui, si scatena il panico.
Il mio compito di divulgatrice scientifica è informarvi che ancora oggi non c’è pace tra gli esperti di arte antica, per cui esistono molte teorie, sia sulla ricostruzione iconografica dei gruppi (e quale pezzo va con quale gruppo e in quale posizione), sia sulla datazione: tardo ellenistica (quindi prima età augustea) oppure età flavia, più precisamente domizianea.
In una parola: ellenismo.

Ora, non voglio influenzarvi con il mio pensiero, semmai voglio riportarvi il parere di un eminente studioso del mondo antico, quale è Filippo Coarelli. Pochi altri archeologi al mondo hanno manifestato una tale profonda e vasta conoscenza del mondo antico, specialmente attraverso le sue stesse parole (quindi fonti letterarie ed epigrafiche), come lui. E aggiungo che questo tema della villa di Tiberio è nelle corde, e nelle pagine, di Coarelli dal 1968 almeno, cioè da poco dopo la scoperta. Poi, nel 1972, lo studioso Roland Hampe ha elaborato una teoria basata su un principio: il tema dei gruppi scultorei di Sperlonga è ispirato non tanto ai poemi omerici quanto all’Eneide di Virgilio. In base a questo presupposto, costruisce la sua lettura iconografica e cronologica.
E non sono i soli. La diatriba annovera più di 50 titoli di bibliografia e quindi tanti altri esperti. E vi dico questo solo per rendervi edotti di un fatto: l’allestimento museale non dà conto di questa diatriba e quindi mostra ricostruzioni e versioni dei fatti di taluni esperti.
Questo è un bene o un male? È un bene nella misura in cui allevia il turista dal peso di dover digerire quintali di parole spesso ridondanti. D’altra parte, non offre la dovuta completezza di informazione. Ma questa è sfida di questo decennio in Italia: riuscire davvero a parlare al pubblico, a coinvolgerlo nella complessità senza però seppellirlo di parole e, quindi, respingendolo.
Tornando alle sculture esposte, quindi, le cronologie proposte nelle didascalie sono tutte fissate alla metà del I secolo, palesemente ignorando le pur importanti conclusioni di Coarelli.
L’aneddoto.
Qui vi faccio ridere. Quando visitai la mostra “L’istante e l’eternità” allestita alle terme di Diocleziano, qualche tempo fa (ve ne avevo parlato qui), incontrai appunto il prof. Coarelli. In quella mostra, per me un vero guazzabuglio d’arte a caso, erano anche esposti i gruppi di Sperlonga con le loro datazioni alla metà del I secolo. E Coarelli si aggirava per le sale adirandosi a ogni passo e dicendo che si era perfettamente ignorata la bibliografia. All’epoca non afferrai, ma dopo aver riletto le pagine dal suo volume “Revixit ars”, ho capito tutto.
Al solito, vi lascio la scansione del suo saggio sulle sculture di Sperlonga e la diatriba con Hampe in fondo al post. Se avete pazienza e curiosità, leggetelo. E capirete che spesso è solo questione di ignoranza, non tanto di opinioni diverse.
Tornando alle sculture.

L’aspetto più spettacolare della visita è che potete contestualizzare le sculture, o almeno, potete immaginare di vederle allestite nella grotta.
Non vi nascondo che non sarebbe male farne dei calchi in un qualche materiale resistente da mettere dentro alla grotta, perché sarebbe davvero suggestivo e aiuterebbe la comprensione dei visitatori.
Al centro della vasca rotonda c’era il gruppo di Scilla, il flagello dei mari. All’interno della grotta, in uno spazio rettangolare appositamente creato (secondo Coarelli) stava il gruppo del Polifemo, con Ulisse e i suoi compagni che lo accecano mentre è ubriaco. Altre figure contornavano lo spazio.
Il senso di questa sala da pranzo è quello di stare freschi, ammirare il panorama, magari scegliere sul momento il pesce da consumare a tavola (ci sono infatti i “nidi” per murene, apprestati in quei fori/tubi di ceramica inseriti nei muri) e invidiare moltissimo l’imperatore per avere il genio e il denaro di poter trasformare una grotta in sala da pranzo.
Questo artificio, come le dovute differenze, ricorrerà nelle architetture successive, ad esempio nel Serapeo di Villa Adriana, che offre in versione artificiale l’idea di una grotta animata da una cascata.

Concludendo.


Diatribe scientifiche a parte, Sperlonga merita il vostro tempo. Spero che questo breve testo vi porti possa guidare nel viaggio suggerendo suggestioni e visioni cui abbandonarsi.
Sapete come la penso: l’esperienza diretta del nostro patrimonio culturale è il primo passo lungo il percorso di conoscenza e appropriazione.
Naturalmente, ho già messo in calendario Sperlonga perché sogno di tornarci insieme a voi, la community “Muri per tutti” più avventurosa del web (e del mondo dell’archeologia 😇).
Ci sarete ?
Coarelli 1996
Grazie per avermi seguita fino a qui.
Approfitto per dedicare questo articolo a Danilo Linari, Riccardo Martegiani, Beatrice Musto, Daniela Astro e Roberto Nicotra, per le loro donazioni a supporto del mio lavoro di divulgazione per tutta la community.
Insieme, andremo sempre più lontano. A presto, Valeria 💜
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