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“L’istante e l’eternità”. La mostra alle Terme di Diocleziano: la mia recensione.

Eccomi all’ingresso alla Mostra l’ “Istante e l’eternità” nelle aule I-V delle Terme di Diocleziano, nuovamente aperte al pubblico per l’occasione

Ciao e bentrovati sul blog! Oggi voglio recensire per voi la mostra “L’istante e l’eternità” in corso alle Terme di Diocleziano (Museo Nazionale Romano). L’ho visitata ormai qualche settimana fa, ma ho aspettato un pò per parlarne perché volevo meditarci su. Faccio sempre così quando mi trovo ad esplorare qualcosa che sulle prime mi lascia perplessa, ma al tempo stesso mi suscita sensazioni positive.

Questa volta però ho deciso di essere ancora più sintetica e rapida. Non darò voti, ma commenti, per dirvi cosa ne penso da umile visitatrice e sì, d’accordo, anche da persona abbastanza informata dei fatti. Insomma, voglio andare al sodo dando seguito al consiglio di una stimatissima collega che senza peli sulla lingua mi ha detto: SEI TROOOOPPO LUNGA E PEDANTE! Ooops… Partiamo subito allora!

Una sintesi per parole chiave.

IL TEMA: INTRIGANTE!

L’intento della mostra è esplorare il nostro rapporto con gli antichi, nell’eternità con la quale per secoli e secoli si sono lasciati scoprire, ammirare, rievocare e imitare, e nell’istante, ossia in quegli attimi in cui la nostra e la loro esistenza sono state sorprendentemente vicine. O almeno io ho capito così e non mi è dispiaciuta affatto come prospettiva di analisi, semmai mi ha un pò deluso la soluzione adottata.

In Aula I il tema specifico è “Tra noi e gli antichi”, e qui si introduce il rapporto, fatto di distanze e reinterpretazioni dell’antico colto nelle manifestazioni culturali testimoniate da oggetti sparsi in luoghi diversi del Mediterraneo, le cui tracce sono considerate indelebili. Dall’Aula I (cito dal pannello) “si snodano due percorsi, ciascuno inaugurato da un prezioso orologio: l’eternità (Aule II e III) e l’istante (Aule IV e V)”. In Aula II il tema specifico è “La fama eterna degli eroi”; in Aula III “l’ordine del Kosmos”; in Aula IV “le opere e i giorni” e in Aula V “umani e divini”. E vi confesso che ho trovato con difficoltà il nesso tra temi e reperti, non essendo prevista una sintesi… Ma immagino sarà stato un mio limite.

IL RACCONTO: CAOTICO E DISPERSIVO.

Ecco, dalle premesse sembrava una grande occasione, ma purtroppo non ho avuto modo di orientarmi tra gli spunti accennati nel pannello introduttivo. Il racconto semplicemente non c’era, si tratta piuttosto di isole nelle quali, in ogni caso, il filo logico è invisibile oppure a mio parere un pò superficiale. È da qualche tempo che noto accostamenti un pò banali tra l’antico e il moderno e, peggio ancora, il contemporaneo: associazioni eclatanti di cui non capisco il senso. O forse il senso è proprio quello, essere eclatanti! In mostra, però, ricordo bene gli sguardi – quando non i commenti ad alta voce – di chi si sentiva spaesato.

E con rammarico faccio presente che, ancora una volta, il catalogo non c’è. Mi sarebbe piaciuto, invece, conoscere le ragioni di alcune datazioni, per dirne una quella del gruppo di Polifemo dalla Villa di Tiberio a Sperlonga. Non so voi, ma io ricordavo dalle lezioni di Paolo Moreno e dalle pagine di Filippo Coarelli che il gruppo dell’accecamento di Polifemo fosse un originale ellenistico. Sul pannello la cronologia riportata è I secolo d.C., presumo per affinità con Tiberio e la sua casa. Voglio pensare positivo, ci saranno aggiornamenti in materia… Perché non produrre un catalogo in cui rendere conto di queste interessanti novità?

[N.D.A.: il catalogo è uscito a metà giugno, in grande ritardo rispetto all’inaugurazione della mostra e anche alla mia visita. Non posso, quindi, modificare la mia recensione perché fa riferimento alla situazione antecedente alla pubblicazione delle schede dei pezzi e dei saggi di approfondimento]

L’ALLESTIMENTO: MI HA RUBATO IL CUORE MA NON L’HO CAPITO!

Questo è il motivo per cui ci ho messo tanto a parlarvene. In realtà ero attraversata da un senso di meraviglia e urto di nervi e non capivo perché. La sensazione che ho avuto entrando alla mostra è stata di fastidio, per i soliti corpi dei poveri Pompeiani riversi al suolo nella sabbietta, che più che all’ “Istante” – che per i curatori dovrebbe farci sentire vicini – mi ha fatto pensare al voyeurismo tipico della nostra società. Non sono riuscita a percepire nulla di scientifico in quella premessa, anche perché non era spiegata, ad esempio, la tecnica per ottenere i famosi calchi, l’unico aspetto degno di scientificità. Ma a un certo punto mi è piaciuto aggirarmi in quella selva di sculture e manufatti. Mi sembrava di essere tornata ai primi del Novecento quando le sale delle Terme di Diocleziano erano piene di opere affastellate (come si vede nelle fotografie dell’epoca). Una sensazione piacevole, un tuffo in un’epoca passata conosciuta solo per immagini.

Due dei noti calchi degli abitanti di Pompei uccisi dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. esposti per incarnare il “vuoto”.

Tuttavia, mi è sfuggito il criterio di tale affastellamento. Oggi possiamo pretendere allestimenti dal gusto retrò che siano però sostenuti da un racconto scientificamente solido. Questo, invece, mi sembra mancare. Riepilogando: allestimento favoloso, ambiente molto suggestivo, sale delle terme riaperte al pubblico dopo decenni di chiusura. Peccato, però, che i pannelli non fossero molti (ok, non è necessario che ce ne siano tanti) e soprattutto che non accompagnassero la comprensione, recando sempre, inesorabilmente, informazioni da catalogazione e raramente una “traduzione” per il pubblico del senso e dell’importanza dei pezzi esposti.

LE RELAZIONI: …QUALI?

Nonostante abbia trascorso un paio di ore a spasso per la mostra, ne sono uscita senza alcuna ispirazione, non ho trovato nuovi spunti di riflessione, non ho avuto l’impressione che la spesa (17 euro) sia stata ben investita.

Come sapete, perché lo dico in ogni recensione, le mostre vanno viste sempre, in quanto ciascuno di noi ha chiavi di lettura e approcci diversi e può cogliere aspetti e significati che io non sono in grado di percepire. E poi è più logico parlarne a ragion veduta e non perché altri ne parlano.

Resta viva in me l’amarezza di aver ritrovato opere a me care (appunto il gruppo di Polifemo), contesti mai visti prima (il corredo funerario con un uovo da cui nasce Elena), pezzi incredibili (il vaso etrusco con la prima raffigurazione nota dell’accecamento di Polifemo), pezzi “famosi” (il carro nuziale da Pompei), ma in generale non ho capito perché sono stati messi uno accanto all’altro in quelle sale. O meglio, i pannelli li ho letti e ho ovviamente capito cosa c’era nella testa dei curatori, ma non mi sono sentita accompagnata nella comprensione. E non ero la sola…

“Professore, possiamo farci una foto insieme?” – (perplesso) “E che se ne fa?” – “Ma come: me la conservo!”. Filippo Coarelli: archeologo e divulgatore, autore dei più importanti testi sulla topografia e la storia di Roma e del Lazio.

Per concludere, il GRADIMENTO generale dell’esperienza è stato MEDIO e l’esperienza a tratti un pò frustrante. O forse sono io quella fissata con il concetto che se si fa una mostra con i soldi pubblici bisogna che sia qualcosa di più di un discorso intellettualistico da salotto. Bisogna spiegare, bisogna condividere, bisogna coinvolgere, più che lasciare il pubblico interdetto e frustrato perché non riesce a cogliere il perché di quel che vede.

Ah, aggiungo un ultimo punto, sempre su suggerimento della collega di cui sopra: COSTO: IMPEGNATIVO ED ESCLUSIVO. Il biglietto per accedere alla mostra costa 16 euro e comprende il Museo delle Terme e la mostra. Ora, io che ho conosco quel museo a memoria, ci ho lavorato con il servizio didattico per tanti anni (ok, non importa a nessuno), non sono guida turistica perché sono una ricercatrice indipendente: e quindi pago tutto. Come se i ricercatori, anche quelli indipendenti, non facciano ricerca per lavoro. In ogni caso 16 euro per una mostra (perché di fatto il museo non l’ho visto) per uscire tendenzialmente confusa e senza possibilità di approfondimenti mi fa pensare che c’è ancora molto da fare per avvicinare il pubblico ai Musei. Se per avvicinare intendiamo che l’intenzione sia di nutrire la sua curiosità e non di porre i visitatori di fronte alle loro lacune.

Foto di rito!

E voi, l’avete visitata? E cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti!


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